Tu sei quiIl programma elettorale di Stefano Vitali: «Insieme per la Provincia utile» » 8 - Sicurezza come sviluppo e non come paura
8 - Sicurezza come sviluppo e non come paura

La sicurezza per noi non è mai stato uno slogan da utilizzare quando fa comodo. Per molti aspetti va considerato come primo diritto: non esiste libertà per la persona, le famiglie o le imprese se non si garantisce di poter vivere in un contesto ordinato e sicuro. Legalità economica, protezione del lavoro e della sua regolarità, politiche di integrazione per i soggetti più deboli e di repressione nei confronti di chi delinque sono per noi tante facce di una stessa medaglia.
La nostra idea di sicurezza è fondata su diritti e doveri e su un'assunzione di responsabilità da parte di ognuno di noi.
In anni passati Rimini ha dovuto contrastare le insidie della criminalità organizzata spinta dall'appetibilità della costa per il reinvestimento di proventi illeciti e favorito dall'invio nella nostra area di numerosi e pericolosi personaggi quali "sorvegliati speciali".
La fermezza delle istituzioni e l'azione efficace di forze dell'ordine e magistratura è stata fondamentale per contrastare rischi che si manifestavano piuttosto concretamente ma senza la reattività e la piena collaborazione della nostra comunità quei risultati sarebbero stati più problematici.
E' la storia ad insegnarci che più le comunità sono coese, solidali e unite, meno sono corrose dall'invidia reciproca e dalla necessità di individuare un nemico e più sono sicure. E sempre la vicenda storica ci ricorda che è nei momenti di crisi che cresce la paura per il "diverso", il povero, l'immigrato.
Noi ci comporteremo in maniera lineare: massimo impegno nel diffondere opportunità a tutti e nel contrastare ogni forma di discriminazione.
Massimo impegno nel favorire la repressione di ogni forma di reato ed attività illecita.
Massimo impegno nel garantire la legalità della nostra economia, incluso il contrasto dell'abusivismo commerciale, alla contraffazione delle merci, al lavoro nero e irregolare. La legalità rappresenta l'ambito in cui è possibile costruire politiche di inclusione e affermare i diritti di cittadinanza per tutti.
In questi anni ha ben funzionato il Comitato per la sicurezza e l'ordine pubblico istituito presso la Prefettura e partecipato dai vertici delle forze dell'ordine, dal Presidente della Provincia e dal Sindaco di Rimini.
Uno strumento operativo che ha consentito di non confondere i ruoli ma di favorire un'integrazione tra l'attività di contrasto e repressione dei reati e quelle orientate alla prevenzione.
Il "Patto per la promozione di un sistema integrato di sicurezza urbana del territorio riminese" definito da Provincia, Comune di Rimini, Prefettura e Regione Emilia Romagna ed in attesa di essere siglato dal Ministero degli Interni, rappresenta un ulteriore passo in avanti. Il Patto ha come primo fondamento la L.R. 24/2003 che afferma un'idea di sicurezza come, innanzitutto, sicurezza sociale e come possibilità di godere dei diritti sociali che caratterizzano la nostra stessa Costituzione.
Il patto prevede, in particolare, la costituzione di un "Gruppo di lavoro Sicurezza" composto da Prefettura, Provincia di Rimini, Comune di Rimini, Questura, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza (integrato da un rappresentante del Comune eventualmente interessato da criticità o interventi programmati) che assume un compito "istruttorio" su alcuni temi fondamentali che possono vedere una azione congiunta tra Forze dell'ordine e Polizia locale.
L'accordo rende più agevole la collaborazione tra Forze di polizia e Polizia municipale (nel rispetto delle reciproche competenze o ruoli o attribuzioni conferiti dalla legge), favorendo un migliore controllo del territorio ed una maggiore capillarità di presenza e tempestività di intervento; un esame attento delle segnalazioni dei cittadini relative al degrado urbano al fine di migliorare la programmazione degli interventi; l'individuazione delle zone in cui potenziare la videosorveglianza.
Prevede, poi, un impegno del Prefetto a garantire un monitoraggio costante del "Piano coordinato di controllo del territorio" che consenta di tenere conto dell'andamento della criminalità e dei reati che destano maggiore allarme sociale, nonché a valutare l'attualità della distribuzione dei presidi e l'eventuale rimodulazione al fine di migliorare il controllo del territorio e recuperare il più possibile unità da destinare ai servizi esterni.
Così come riteniamo che vadano utilizzati gli strumenti previsti dalla legge regionale n.24/2003 che consentono di includere attivamente la comunità nell'attività di "promozione dell'educazione alla convivenza e rispetto della legalità, di mediazione dei conflitti e dialogo tra le persone e l'inclusione sociale" attraverso l'apporto di volontariato di cittadini che ne posseggano i requisiti. Rimangono aperte questioni non di poco conto che riguardano l'adeguatezza degli organici delle forze di polizia nella nostra area.
Ogni anno si ripete la triste litania per rivendicare l'arrivo in tempo utile e con numeri accettabili dei cosiddetti rinforzi estivi.
Le scelte del Governo di tagliare risorse e organici delle forze dell'ordine non aiutano.
Ma quello che è certo è che un'area complessa come quella riminese e di interesse oggettivo per la stessa economia nazionale, reclama a buon diritto un rafforzamento della dotazione organica ordinaria delle forze di polizia ed una logica dei rinforzi stagionale che rimane essenziale per garantire l'efficacia operativa dei presidi estivi di Bellaria Igea Marina e Riccione.
Così come va trovata una soluzione rapida e definitiva alla realizzazione della nuova sede della Questura di Rimini attuando gli impegni sottoscritti con il Ministero nel 1998.


