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7 - Attuare il Ptcp e governare il territorio nel segno di una grande "rivoluzione verde"


ritratto di Stefano_Vitali

DiStefano Vitali - Inserito il09 May 2009

"...prevedere il consumo di nuovo territorio solo quando non sussistano alternative derivanti dalla sostituzione dei tessuti insediativi esistenti ovvero dalla loro riorganizzazione e riqualificazione".

E' la legge regionale n.20 sull'urbanistica e fissa un principio nitido che è già stato fatto proprio dal PTCP approvato nel 2008 dalla Provincia di Rimini e frutto di una lunga concertazione che ha coinvolto comuni, associazioni, cittadini.

Gli indirizzi e le scelte del PTCP chiedono alla prossima legislatura ne più ne meno che l'avvio della fase di attuazione e gestione.

Una fase importante che deve dare concretezza ai due grandi obiettivi perseguiti: dare sostanza al principio della sostenibilità ambientale e affermare il Sistema Rimini.

Il tema della sostenibilità non può essere argomento che si esaurisce nei convegni o di cui scopriamo la drammatica urgenza quando la natura ci manda qualche segnale di "ribellione". Lo stesso riconoscimento del "Protocollo di Kyoto", che vede l'Italia fortemente in ritardo nel raggiungimento degli obiettivi, va assunto come riferimento concreto per le scelte da compiere in ambito provinciale.

Vanno assunte tutte le azioni che consentano di rendere praticabile l'obiettivo del cosiddetto "20-20-20" (-20% emissioni di CO2; 20% dei consumi di energia da fonti rinnovabili; +20% di efficienza energetica).

Azioni, strumenti ed obiettivi che anno monitorati costantemente alla luce della loro applicazione e risultati raggiunti.

Abbiamo bisogno di assumere seriamente il tema della sostenibilità sia perché conviene alla economia (a partire dalla necessità impellente del nostro turismo di potere contare su una qualità ambientale e paesaggistica migliore) sia, soprattutto, perché dobbiamo garantire ai nostri cittadini la tutela della salute e della qualità della vita facendo tutto quanto serve per migliore la qualità dell'aria che respiriamo e dell'acqua, riducendo l'impermeabilizzazione del suolo, promuovendo il risparmio energetico e l'impiego di energie rinnovabili, affermando una cultura del riuso dei rifiuti urbani, valorizzando la produzione agroalimentare del nostro territorio,tutelando il paesaggio e le biodiversità.

La provincia di Rimini ha conosciuto fino ad oggi un incremento costante dei consumi energetici. A maggior ragione si intende, dunque, dare attuazione al Piano Energetico Regionale attraverso un "Piano provinciale per l'uso efficiente dell'energia e la valorizzazione delle fonti rinnovabili". Un Piano che va accompagnato da accordi di programma ed incentivi nei confronti dei Comuni i cui strumenti siano coerenti con le finalità e le azioni del risparmio e dell'efficienza energetica. In questa direzione intendiamo procedere anche attraverso la costituzione di una E.S.co. provinciale, a carattere pubblico-privato, che consenta di investire sulla ricerca tecnologica finalizzata al risparmio energetico e di favorire l'utilizzo di energie rinnovabili nel tessuto produttivo.

Analoga attenzione dobbiamo dedicare al tema dell'acqua. La recente siccità ci ha ricordato che le scelte illuminate compiute nel passato (a partire dalla gestione unica della risorsa a livello romagnolo) non ci consentono di cullarci sugli allori. Occorre continuare ad investire nella conservazione della risorsa idrica, nel miglioramento qualitativo dei sistemi acquatici e nella dotazione infrastrutturale del ciclo idrico. Occorre portare a compimento la distrettualizzazione della rete di distribuzione di tutta la Provincia di Rimini per ridurre ulteriormente le perdite della rete (pur partendo da una situazione di fatto positiva). Occorre tutelare al massimo e favorire la capacità di ricarica delle falde. Occorre promuovere la riduzione dei consumi idrici attraverso l'innovazione del sistema tariffario (che deve essere più incentivante), la diffusione di dispositivi di erogazione a basso consumo e di sistemi di accumulo e riutilizzo delle acque meteoriche per scopi non potabili. Occorre proteggere e attuare il risanamento dei corpi idrici inquinati e tutelare gli ecosistemi acquatici. Occorre investire sulle tecnologie impiantistiche più moderne ed efficienti.

E' necessario avviare fin da subito processi partecipativi sul ciclo integrato dell'acqua che coinvolgano i cittadini nelle decisioni delle istituzioni.

Va, inoltre, considerato un tema non da "anime belle" quello che riguarda la tutela della biodiversità.

Quello che è considerato il più grande entomologo vivente, Edward Wilson, ci ammonisce di come "se le attività distruttive dell'uomo continueranno al ritmo attuale, metà delle specie animali e vegetali sulla Terra scompariranno o sarà destinata all'estinzione entro la fine del secolo".

Ci ricordiamo tutti le belle pagine di Pierpaolo Pasolini che prendevano spunto dalla sparizione delle lucciole....oggi scopriamo che stanno sparendo le api e che sta diventando sempre più difficile vedere una coccinella. Il battello Daphne che tiene monitorato il nostro mare ci segnala come l'Adriatico mostri segni crescenti di "tropicalizzazione" ed appaiano pesci e alghe mai visti nelle nostre acque. No, il tema ecologico non è davvero un tema da anime belle o un lusso che in tempi difficili possiamo mettere in un angolino: trascurare la qualità ambientale significa togliere futuro alle persone ed all'economia.

E non c'è dubbio che non possiamo permetterci di consumare altro territorio. Nuove edificazioni vanno previste solo se capaci di portare un vantaggio indiscutibile alla comunità.

Le scelte dl PTCP sono coerenti con questo: riduzione dell'espansione edilizia ancora resa possibile dai prg vigenti dei comuni, tutela della fascia costiera, salvaguardia delle zone agricole, impulso consistente alle politiche di edilizia residenziale pubblica attraverso strumenti e progetti innovativi, ambientalmente rispettosi e calati in contesti urbani vivibili e ricchi di servizi, messa in rete delle infrastrutture pubbliche a partire dai poli scolastici, tutela delle colline e del paesaggio collinare, rinaturalizzazione e rispetto delle aste fluviali, salvaguardia della strade di grande percorrenza il cui tracciato non può essere continuamente interrotto da intersezioni viarie, passi privati e insediamenti commerciali.

L'affermazione del Sistema Rimini significa individuare e valorizzare i Poli funzionali nel cui contesto ricadono alcune tra le strutture portanti dell'economia di alta specializzazione che ci caratterizza: la Fiera, i Centri Congressi, l'Università, l'Aeroporto, i Centri per la logistica delle grandi aree commerciali.

Funzioni di eccellenza che rappresentano quello sviluppo di qualità da promuovere sia a favore della popolazione residente sia della popolazione temporanea e che costituiscono i veri punti di forza per l'integrazione di tutte le attività aperte ad una fruizione extralocale nel distretto provinciale integrato.

In questa logica va vista la necessità impellente di consolidare l'identità dei centri urbani, contrastare la dispersione insediativi e limitare il consumo e l'impermeabilizzazione dei suoli. Una città compatta, con dei centri chiari, una rete di servizi funzionale e organizzata e dove sia possibile una nuova qualità urbana fondata sull'equilibrio con le risorse ambientali. Parte integrante del PTCP sono, in questo contesto, il Piano Provinciale Gestione Rifiuti che prevede una discarica finalmente realizzabile ed il miglioramento delle infrastrutture per lo stoccaggio, lo smaltimento ed il riutilizzo dei rifiuti, i Piani per la localizzazione dell'emittenza televisiva, per la qualità dell'aria e delle acque, i Parchi delle attività economiche, l'assetto infrastrutturale della mobilità.

Per quanto riguarda il Piano Provinciale Gestione Rifiuti, si assume come atto importante che ha consentito alla nostra provincia di evitare incresciose situazioni di emergenza e che ha sia contenuto lo sviluppo del termovalorizzatore di Raibano che previsto al 65% l'obiettivo relativo alla raccolta differenziata. Le nuove sensibilità, anche culturali, maturate sul territorio consentono di porsi obiettivi ancora più ambiziosi e rendere meno urgente ricorrere a forme di smaltimento "invasive" e di sfruttare le stesse potenzialità rese possibili dallo sviluppo di nuove tecnologie. In questo senso il TMB (trattamento meccanico-biologico) per la selezione del rifiuto può diventare parte integrante del Piano. Vanno create le condizioni per puntare ad un'unica linea di incenerimento che possa smaltire esclusivamente il rifiuto prodotto nel nostro territorio, dopo un'attenta selezione che porti al massimo recupero della materia e mandi ad incenerimento solo il materiale di risulta. Una scelta che deve consentirci di portare al 70% la raccolta differenziata. La dismissione della terza linea è possibile: attraverso la ristrutturazione dell'impianto di separazione del rifiuto secco (AKRON), al fine di migliorarne l'efficienza e predisporlo alla separazione del rifiuto indifferenziato; il potenziamento della raccolta differenziata attraverso la stessa estensione del metodo "porta a porta"; la costruzione di un impianto di separazione dei rifiuti provenienti dallo spezzamento e la realizzazione di un impianto di produzione di energia mediante digestione anaerobica del rifiuto umido.

E' nostra la convinzione che ogni possibilità realistica consentita dall'evoluzione tecnologica che possa garantire al massimo la salute dei cittadini, vada praticata. Si esplicita, poi, la scelta di realizzare il "Paesaggio naturale e seminaturale protetto del fiume Marecchia" ai sensi della L.R. n.6/2005, come strumento di conservazione e di valorizzazione dell'asta fluviale, del SIC Torriana-Montebello e dei territori collinari limitrofi, con la funzione di corridoio ecologico e paesistico strategico di collegamento con il sistema dei siti della rete natura del Montefeltro Marchigiano e con il Parco regionale del Sasso di Simone e Simoncello.

L'impegno aggiuntivo che ci assumiamo in questa legislatura è quella di rendere operativo il Fondo provinciale di perequazione a favore dei piccoli comuni collinari, un provvedimento non solo giusto ma utile a contenere la spinta all'espansione edificatoria da parte dei comuni piccoli spinti ad inseguire i vantaggi economici immediati (e nel medio periodo illusori) che derivano dallo sviluppo dell'urbanizzazione.

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