Tu sei quiLa nostra cultura di governo comincia dalle persone
La nostra cultura di governo comincia dalle persone

Uno degli effetti del drammatico terremoto che ha colpito l'Abruzzo è che ci siamo all'improvviso resi conto che il provvedimento sulla casa predisposto dal Governo rendeva più blande le misure antisismiche. Per tradurlo con un'immagine: case più alte, con norme di sicurezza più leggere e con una delega ampia ai tecnici di certificarne la conformità. Ricordo che in Abruzzo uno dei palazzi che è crollato miseramente è proprio quello che ospitava l'Ordine degli Ingegneri.
Temo che, se non siamo capaci di mettere in campo un'iniziativa adeguata che chiama in campo la politica, le istituzioni e le organizzazioni sociali, qualcosa di simile rischiamo di trovarcelo sulla questione che riguarda il lavoro ed i diritti dei lavoratori.
C'è un terremoto in corso che sta colpendo la nostra economia e che ha già cancellato e messo a rischio un numero impressionante di posti di lavoro a tempo indeterminato e precari. E c'è chi dice: abbassiamo la soglia delle regole.
Siamo già vivendo una delle tipiche vicende italiane dove le difficoltà reali si mischiano alle furbizie: dove vi sono alcune grandi imprese che usano strumentalmente gli ammortizzatori sociali ed altre che ne approfittano per provare a togliere qualche diritto a chi lavora (a partire da un abbassamento dei livelli di sicurezza del lavoro).
Vedo il rischio, per continuare nella metafora, che vi sia chi specula sul terremoto e che, in mezzo alle persone per bene che reagiscono alla crisi, si nascondano sciacalli pronti ad approfittare dell'occasione.
E tutti sappiamo che se torniamo indietro rispetto alle scelte sulla sicurezza del lavoro del Governo Prodi e dell'allora ministro Damiano, se abbassiamo le garanzie contrattuali, se togliamo anche quelle poche garanzie che eravamo riusciti a mettere in campo per i lavoratori precari, se distogliamo l'attenzione dall'evasione fiscale e dal lavoro sommerso... contribuiamo ad arricchire qualcuno ma ci ritroveremo con un Paese più povero, meno competitivo e con tante persone a cui avremo reso la vita ancora più difficile e ancora più a rischio. Vale per l'Italia ma vale anche per il territorio della nostra provincia: più staremo a galla con la furbizia invece che affermare un'economia sana e più il nostro futuro sarà incerto e pericoloso. E più, una volta che ripartirà un treno della crescita, noi ci troveremo a ripartire da un gradino più basso.
L'economia riminese sta soffrendo ma sta anche mostrando segnali importanti di tenuta, a partire da una stagione turistica che è partita con il piede giusto. Ma il nostro futuro dipenderà dalla capacità che avremo di resistere e di costruire, contemporaneamente, le condizioni per essere più solidi per affrontare con slancio le opportunità che ci saranno se saremo stati capaci di costruirle.
Qui il settore pubblico sta facendo per intero la propria parte. Le nostre garanzie per il futuro si chiamano nuova Fiera, i due nuovi Palacongressi di Rimini e Riccione.... si chiamano la nuova positiva gestione dell'aeroporto Fellini che ha saputo raggiungere ottimi risultati attraverso un rapporto coraggioso e convinto con gli operatori turistici del nostro territorio....si chiamano Trasporto Rapido Costiero e le opportunità che ci offre di recuperare qualità della vita e dell'ambiente, si chiamano A14 e Nuova Statale 16 per le quali finalmente si vede la possibilità di aprire i cantieri....si chiamano Nuovo Ospedale di Rimini....si chiamano Università ...si chiamano Tecnopolo con l'impulso che può dare alla ricerca ed al suo trasferimento alle nostre imprese.....si chiamano le tre nuove e grandi Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate di Raibano, San Clemente e Santarcangelo.
Stiamo parlando di centinaia di milioni di euro che il pubblico investe nelle infrastrutture e che non danno solo fiato congiunturale alla nostra economia ma che producono posti di lavoro qualificato e accrescono la competitività del nostro territorio. Questa è la nostra tradizione di governo ed è questa la risorsa in più che vogliamo continuare ad offrire alla nostra comunità: quella di un pubblico che fa per intero la propria parte, che guarda in avanti e che non si sottrae alle sfide.
Ma c'è un punto in più del quale dobbiamo farci carico con impegno e che dobbiamo sapere interpretare con la nostra cultura: quello dell'impegno a ridurre il carico burocratico e a semplificare la vita delle persone e delle imprese. Ma con la nostra cultura. Con quella di chi non confonde la semplificazione con la cancellazione dei controlli, per esempio.
Quello che il Governo, di fatto, ha messo in atto sul tema della sicurezza del lavoro.
Si può e si deve fare prima, si può e si deve fare meglio, si può e si deve fare in maniera più semplice, senza fare venir meno le garanzie ed il controllo. In questo senso, come candidato a Presidente della Provincia di Rimini, intendo impegnarmi per rendere ancora più efficaci le iniziative locali che possono contribuire a rendere più sicuro il lavoro nel nostro territorio.
Nel 2003 è stato sottoscritto un "Protocollo d'intesa per la qualità, la regolarità e la sicurezza negli appalti" tra Provincia, Prefettura, Regione, CCIA, INPS, INAIL, AUSL e da tutte le organizzazioni sindacali e dei datori di lavoro.
E' un accordo importante a cui va data piena attuazione e mi impegnerò per questo.
Analogo discorso vale per il Tavolo provinciale per il coordinamento delle attività di prevenzione e vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
Per noi affermare che il lavoro è un diritto ed un valore, significa anche affermare che il lavoro deve essere sicuro e regolare.
Su questo non sono ammesse ambiguità, non solo perché è giusto, ma anche perché altri approcci, come quelli del centrodestra, porterebbero un'area forte e ben governata come la nostra ad imboccare rapidamente la strada del declino.
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