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La nascita del Popolo della Libertà: un partito che inquieta
Vorrei condividere con voi alcune considerazioni in merito al nuovo partito del centrodestra. Non si può ignorare che la fondazione del Popolo della Libertà ha introdotto nel sistema politico italiano un'innovazione tanto considerevole quanto inquietante. Nel momento stesso in cui Alleanza Nazionale si dispone a divenire un docile strumento della dominazione carismatica di Silvio Berlusconi, appare in tutta la sua evidenza il peculiare vincolo che unisce i colonnelli di Fini al protagonista indiscusso della scena mediatica. Un vincolo non solo programmatico, ma per di più rafforzato da un rapporto diretto con la persona del capo, in concomitanza con l'assunzione di specifici incarichi di governo. Questo tipo di irrigidimento clientelare dei politici di professione intorno al capo si è effettuato anzitutto grazie alle speciali solidarietà create dall'esercizio del potere. Si tratta di un dovere di assistenza verso il capo, il quale in cambio concede una forma di protezione e aiuto economico. In un contesto come questo anche le iniziative sul piano giuridico - si pensi solo alle aberrazioni previste dal cosiddetto «lodo Alfano» - sono funzionali a garantire la durata nel tempo della fedeltà dei potenti al capo. Una fedeltà che si esprime in rigorose obbligazioni bilaterali: da una parte il gruppo operante in stretta colleganza con il capo si impegna a rafforzarne la fisionomia di statista, fino ad acquistare una autorevolezza sempre più esclusiva e caratteristica, in un clima di costante esasperazione del confronto con le forze politiche concorrenti; dall'altra, il capo vittorioso assicura a sua volta alla propria clientela responsabilità rilevanti di comando, in perfetta sintonia con gli obiettivi del capo medesimo, che divengono gli obiettivi dell'intero Paese.
Non bisogna commettere l'errore di pensare a una riproposizione del fascismo in salsa mediatica. Né si tratta del solito populismo variamente agitato dai tanti leader di destra attivi in Europa e America Latina. La nascita del Popolo della Libertà rappresenta una rottura senza precedenti nella nostra storia repubblicana. Non vi è stata finora distruzione di ordinamenti democratici, né mi auguro vi sarà. Ciò nonostante il rispetto formale ma non sostanziale delle istituzioni parlamentari, già indebolite dalla discutibile legge elettorale in vigore, finisce con significare un graduale allineamento del potere legislativo al potere esecutivo. Inoltre, in virtù di un sempre più esplicito (ed esibito) collegamento con le gerarchie ecclesiastiche e il Vaticano, il Popolo della Libertà manifesta quel carattere di uniformità culturale che è storicamente connaturato al nostro Paese, in primo luogo restaurando una concezione morale in grado di compensare la disinvoltura etico-comportamentale che talvolta appare cifra distintiva della sinistra. Questa immagine non corrisponde alla verità dei fatti, giacché l'universo della religione cristiana è assai più vario e articolato, ma essa è l'immagine che molti mezzi di comunicazione hanno concorso a veicolare, così da offrire al Paese un quadro parziale e incompleto dei rapporti fra Chiesa cattolica e istituzioni repubblicane.
Il forte vento in poppa che spinge il Popolo della Libertà non mancherà di farsi avvertire anche nelle prossime amministrative. Saremmo degli sprovveduti se fossimo convinti che all'interno di un elettorato così facilmente influenzabile e incline alle tendenze predominanti si distingua opportunamente tra centro e periferia. E quantunque il Partito Democratico locale si riveli giorno dopo giorno largamente in sintonia con le richieste del territorio, è nondimeno consigliabile progettare e sostenere una campagna elettorale che tenga in considerazione gli elementi sopra menzionati. Badate, democratiche e democratici: i nostri concorrenti, chiunque essi siano, potranno giovarsi di una presunta supremazia forse non pienamente legittima, ma senz'altro riconosciuta come tale dalla maggioranza del Paese. Ecco perché è indispensabile rideterminare le forme consuete delle campagne elettorali del centrosinistra, rinnovarle dall'interno con coraggio e onestà intellettuale, privilegiando con determinazione i meriti e le competenze, e rimuovendo con altrettanta determinazione i vincoli clientelari. Conforta il fatto che tra coloro i quali si sono fatti promotori della campagna elettorale vi siano dei giovani. Il loro contributo è determinante per il successo del progetto politico e sociale nel quale ci riconosciamo. Ho già detto altrove che è il caso di dare voce e rappresentanza anche al mondo degli immigrati, i più vulnerabili nel modello di società che il PdL intende potenziare. Ma il fondamento primo dell'autorevolezza di un candidato resta ancora la coscienza di rappresentare un sistema di valori sotto il quale subordinare l'azione politica e l'esercizio amministrativo.
Questo sistema di valori non può prescindere dall'affermazione di uno stato sociale sempre più inclusivo e solidale. Uno stato sociale rafforzato da forme di democrazia partecipata, e perciò in grado di opporsi alla degenerazione xenofoba alla quale abbiamo recentemente assistito. Personalmente sogno una provincia europea, che nella storia migliore dell'Europa trovi le ragioni per affrontare le paure e le sfide che tanto ci inquietano. Una provincia snella nella burocrazia e attenta alle esigenze dei suoi cittadini, italiani e stranieri. Una provincia che sappia fare della ricerca, della cultura, dell'innovazione i pilastri di una rinnovata concezione del lavoro e dell'economia. Una provincia con le radici saldamente piantate nel suo territorio, ma nello stesso capace di rivolgere il suo sguardo verso quell'Europa dell'Est destinata a divenire a breve il nostro privilegiato interlocutore commerciale. Insomma, una provincia transfrontaliera e adriatica, un porto di traffici - traffici di merci e di idee - aperto al confronto e all'accoglienza, ospitale nel senso paolino e cristiano del termine. Senza il protagonismo di una nuova cultura politica, senza una condivisa dimensione europeista, la provincia che desideriamo rischia di essere un'illusione e un sogno.
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