Tu sei quiForums » Varie ed eventuali » La città del sole. Idee per un rinnovamento della politica locale

La città del sole. Idee per un rinnovamento della politica locale


DiFrancesco Sberlati - Inserito il13 April 2009

1. Una breve premessa guardando all’Europa

Dalla saldatura fra politica nazionale e politica europea consegue che l’azione dei Democratici sia tale da determinare il carattere di un ciclo storico e non solo la situazione di questi anni. La medesima considerazione vale per le forme dell’agire in ambito locale, che pur assumendo in ogni contesto urbano una fisionomia particolare, devono nondimeno avere qualcosa di compatibile, allo scopo di poter in qualche modo sommare i risultati affinché l’azione condotta in ciascuna città possa rafforzare quella condotta in tutte le altre città. Gli obiettivi stabiliti dall’Agenda di Lisbona sono perseguibili solo se integrati in una strategia di ristabilimento dei valori di progresso e giustizia sociale, strategia che passa necessariamente attraverso il compito quotidiano esercitato dalla città. Nell’Europa comunitaria che stiamo costruendo, la città viene a costituire la forma più alta e più civile di reggimento politico, poiché è il luogo nel quale avviene ciò che si fa tutti i giorni. Nel nostro tempo, la città diventa debole quando cresce il numero delle persone che ritengono che i governanti non siano saggi quanto basta, e buoni quanto basta, per assicurare ai cittadini il massimo di democrazia possibile. Quelle che seguono sono alcune proposte programmatiche per fare di Rimini una polis europea del XXI secolo.

2. La «porta» dell’Adriatico.

Nel quadro geopolitico determinatosi in seguito alla disgregazione della Confederazione Jugoslava, la macroregione adriatica è venuta gradualmente assumendo una rilevanza centrale nella ricerca di un nuovo equilibrio europeo. Nel dibattito più recente si è fatta luce l’idea che l’integrazione dei Paesi dell’area balcanica possa contribuire a una fase di rilancio dell’Unione Europea, spostando così il baricentro comunitario dal tradizionale asse franco-tedesco al cosiddetto «corridoio Adratico». Se intende dunque privilegiare il tema dell’unità europea, Rimini deve consapevolmente proporsi come «porta» di accesso all’Europa dell’Est. Il che significa sapere concepire azioni ad hoc, che dipendono in prima istanza dalla natura della situazione politica internazionale e dalla capacità di analizzarla, e consistono in adattamenti delle strutture preesistenti a una visione non più unilaterale dell’Adriatico e delle sue coste. Rimini può dare una risposta rilevante agli interrogativi dell’Unione Europea, che da parte sua non ha ancora metabolizzato il recente allargamento verso l’Europa centrale e orientale. Entro il 2009 nuovi Stati aderiranno all’Unione, e altri hanno riproposto le loro candidature. Molti Paesi dell’ex blocco sovietico procedono con piani di modernizzazione dell’economia e alcuni – come quelli facenti parte dell’ex Jugoslavia – sono addirittura riusciti a passare in un decennio da uno stato vicino alla bancarotta a quello di partecipanti della zona euro. L’avvio dei negoziati per l’ingresso della Turchia nell’Unione, inoltre, ha rimesso in discussione il concetto geopolitico del Mediterraneo e dei suoi mari interni. Se utilizzato come corridoio di transito, l’Adriatico ritornerà ad assumere la medesima importanza che ebbe nella prima età moderna durante la «talassocrazia» della Repubblica di Venezia.

3. I giovani: un concetto controverso

Avere a cuore il futuro dei giovani equivale a lavorare per l’avvenire, per una società più giusta ed equa, più aperta alla mobilità, più giusta nel riconoscere e valorizzare i talenti e le intelligenze. È solo su questa base che le nuove generazioni resteranno immuni dai mali del nazionalismo, della xenofobia, del qualunquismo, delle clientele. Occorre dunque parlare ai giovani con chiarezza. Se avremo il coraggio di dare risposte «europee» ai maggiori problemi della gioventù italiana, allora saremo in grado di garantire a ciascuno le opportunità per dimostrare le proprie abilità. Solo quando queste opportunità saranno indiscutibilmente assodate, tutte le motivazioni virtuali si manifesteranno e tutte le energie disponibili si metteranno in gioco, ridando slancio e vigore alla crescita collettiva del Paese. Nel caso della Provincia di Rimini c’è stata forse una certa ingenuità, talvolta purtroppo confondendo le aspirazioni dei giovani con il miraggio di una rapida realizzazione professionale ed economica attraverso le prospettive di remunerazione offerte dall’intrattenimento notturno o dal divertimento balneare. I Democratici di Rimini dovranno saper condurre un delicato esercizio di equilibrio in materia di politiche giovanili, favorevoli in prima istanza a una competitività solidale ma meritocratica, e mantenendo dunque un costante controllo verso una più equa distribuzione intergenerazionale del reddito.

4. Mobilità sociale nella città multietnica

Non si può restare indifferenti nel constatare che in nessuna lista di candidati alle prossime amministrative, sia di centrosinistra sia di centrodestra, sono presenti immigrati, o figli di immigrati. Il dato è emblematico, e merita una riflessione. Certo il tema della sicurezza è controverso, e rischia di essere strumentale a una propaganda razzista. Ma una città come Rimini, attraversata da dinamiche metropolitane che ne fanno una delle aree più complesse della Regione, non può permettersi di affrontare l’integrazione in maniera approssimativa o, peggio, cedendo alle inclinazioni della demagogia. Il rilancio del dialogo sociale deve intendersi come maggiore attenzione nei confronti degli outsiders nel diritto del lavoro e degli esclusi dai regimi di welfare. I lavoratori atipici rischiano di essere le vittime dell’esclusione sociale: il coinvolgimento dei movimenti di base, delle associazioni di categoria e sindacali, assieme al ricorso sistematico ai patti locali per l’occupazione, può consentire una maggiore flessibilità delle forme di impiego salvaguardando al contempo la stabilità dei redditi e le prospettive di carriera dei lavoratori dipendenti. I Democratici di Rimini non faranno mancare il loro sostegno a progetti finalizzati all’inserimento nel mercato del lavoro di giovani e immigrati, a senza escludere il riconoscimento di attività alternative rispetto al lavoro tradizionale. Ricordiamoci sempre dei cartelli che si leggevano fuori da certi palazzi nella periferia di Milano e Torino nei primi anni Sessanta: «Non si affitta ai meridionali».

5. L’imprenditoria necessaria

Il mondo produttivo della nostra città si trova oggi di fronte alla necessità di sganciarsi dalle tradizionali attività turistico-ricettive per dare avvio a un processo di evoluzione in linea con gli indirizzi dei grandi mercati internazionali. L’aeroporto e il sistema fieristico rappresentano un termometro visibile delle energie economiche effettive che il nostro territorio è stato capace di sollecitare. Ma nonostante l’efficienza delle infrastrutture di cui Rimini si è dotata negli ultimi dieci anni, un ruolo di primo piano nell’economia locale continua ad essere svolto dalle attività indotte dallo sfruttamento dell’arenile. Il rapporto complesso che esiste tra degrado ambientale e attività economica va nondimeno tenuto presente in centri urbani che basano la propria reddività sulla capitalizzazione del territorio. I dati statistici Unioncamere relativi alla Provincia di Rimini evidenziano la continua crescita della numerosità di imprese attive nel settore dell’edilizia, con una impennata nell’ultimo periodo analizzato (primo semestre 2008) pari al +8,37%. A Rimini è stato superato il numero delle 4.300 imprese. Il dato la dice lunga sull’emergenza relativa allo sviluppo sostenibile nelle città, che a partire dalla Conferenza di Aalborg del 1994 rappresenta una delle principali preoccupazioni comunitarie per quando riguarda la gestione delle risorse naturali e ambientali. Anche per queste ragioni, a partire dal Consiglio Europeo di Västervik del giugno 2001 le pubbliche amministrazioni a livello locale sono esortate al rispetto del principio di accountability, essendo chiamate a rendere conto del proprio operato in ambiti nei quali la tutela dell’ambiente rimane un obiettivo prioritario. Il principio di sussidiarietà, ovvero l’obbligo di cooperazione tra i vari livelli dell’amministrazione, va dunque esteso anche al mondo delle imprese, chiamate a rispettare gli impegni in materia di qualità, secondo un indirizzo che privilegia trasparenza e chiarezza di finalità. Nel settore dei servizi e del terziario avanzato, nei quali Rimini è senz’altro un esempio di eccellenza, il rispetto dei principi normativi e della legislazione sul lavoro può produrre solo risultati positivi, perché finisce con l’avvantaggiare gli sforzi concentrati sulla riduzione della disoccupazione. I Democratici di Rimini sapranno intervenire per rimuovere dal sistema produttivo locale incongruità e incoerenze che non giovano a nessuno.

6. Le vite degli altri

I poveri esistono ancora. Anzi aumentano, giacché oggi – a differenza che in passato – si diventa o si ritorna poveri. La città di oggi fagocita i redditi, perché i costi eccessivi producono indigenza diffusa, facendo ricadere i ceti meno abbienti nell’angoscia della precarietà e dell’incertezza. Il decremento demografico è correlato all’incremento delle diseguaglianze. In una città come Rimini, dove tutto appare all’ultima moda, l’aumento delle sperequazioni di reddito può rivelarsi una potenziale minaccia alla stabilità sociale. E poiché il lavoro è ancora strettamente connesso alla capacità degli individui di guadagnarsi da vivere e migliorare la propria posizione sociale, il compito di una città democratica è quello di provvedere affinché la realizzazione personale possa essere garantita a tutti. In misura maggiore rispetto al passato, inoltre, l’occupazione professionale rappresenta oggi un importante fattore di integrazione, specialmente per quelle persone che hanno abbandonato il loro luogo d’origine alla ricerca di una emancipazione nei Paesi più avanzati. Una recente ricerca della Commissione Europea (Nucleo valutazioni prospettiche, 2008) ha dimostrato che in molti Paesi dell’Unione il divario tra ricchi e poveri si è accentuato, almeno rispetto all’epoca felice del dopoguerra. Purtroppo l’Italia non rientra nel novero degli Stati membri i quali iniziano a raccogliere i frutti delle riforme attuate negli anni Novanta. Per questo alle amministrazioni locali servirà molta energia e creatività per rafforzare i loro servizi sociali e per legittimare la lotta di contrasto alla criminalità organizzata e all’immigrazione clandestina.

7. Costumi balneari

La città non è un’ideologia. Essa pretende piuttosto di essere governata in termini di profonda civiltà. Nel caso delle giunte tenute insieme dalle vecchie ideologie questo non è sempre possibile, perché l’ideologia confonde il fine con il mezzo, e talvolta tende a portare la discussione fuori dal raziocinio, il quale è invece indispensabile per risolvere i problemi e per superare le sfide del presente. Purtroppo a Rimini il turismo è diventato un’ideologia, anzi un dogma la cui sacralità viene continuamente ribadita nel rito collettivo dell’evento mediatico. Gli scostumati avventori che popolano le spiagge e le sale da ballo riminesi vengono lusingati con le multiformi manifestazioni di un loisir i cui contorni sfuggono a qualsiasi definizione coerente. Certo, c’è poi anche il popolo del Meeting, e del rinnovamento dello spirito, mescolato ai danarosi frequentatori dei clubs di lap-dance e strip-tease. Il turismo a Rimini, destagionalizzato, è una realtà in cui si confondono e sovrappongono individui profondamente diversi per interessi e aspirazioni. Eppure, nonostante l’eterogeneità, sono coloro che tengono in piedi l’economia locale, assicurando il benessere in una delle città italiane con la qualità della vita più alta. Ma da qualche anno si sente affermare da voci autorevoli che il turismo è in crisi, e che è giunto il momento di ripensare il «modello» riminese. Si tratta di capire qual è il «modello». In effetti vale la pena di discutere in modo approfondito la questione. È il caso di studiare, e smettere di improvvisare, misure di lungo periodo, rispondenti a livelli di azione che si propongano interlocutori complementari rispetto a bagnini, albergatori, ristoratori, gestori di discoteche, che pure rappresentano attori di primo piano, ma che non possono continuare a dettare il calendario delle scelte strategiche. I Democratici di Rimini devono saper fare una politica del turismo tutt’altro che avventizia, tramite l’adozione di provvedimenti in grado di affrontare la concorrenza, e di adeguarsi agli standard dei servizi negli Stati più severi. Non bisogna, però, dimenticarsi dei monumenti e del patrimonio storico-artistico: si possono ammirare anche con le infradito ai piedi.

8. L’ecologia della mente

Il profeta Isaia imprecava coraggiosamente contro l’accumulo speculativo dei latifondisti: «Guai a voi, che aggiungete casa a casa e unite campo a campo finché non rimane più spazio e così restate voi soli ad abitare nel paese» (5,8). È noto che nei manuali di urbanistica il termine «riminizzare» è utilizzato per indicare l’aggressione indiscriminata al territorio. Casi di eccessiva o disorganica cementificazione sono alquanto comuni a Rimini, e più tollerati che altrove. Gli appetiti insaziabili di alcune «cordate», e altresì le inclinazioni consociative delle varie categorie, farebbero gridare allo scandalo Isaia. Dai dati Unioncamere si evince che la percentuale delle aree verdi collettive è la più bassa in Regione. Basti solo un confronto: Legambiente stima le aree verdi comunali a Rimini 125,6 a fronte delle 2.972,5 di Ravenna e 5.397,2 di Ferrara. Per contro l’abusivismo edilizio è di 7,5, mentre in città nelle quali la densità di insediamenti produttivi e industriali è particolarmente alta, come Modena o Reggio Emilia, gli indici si attestano rispettivamente a 1,8 e 1,9; Bologna vanta lo 0,7. Non c’è molto da aggiungere. L’ecologia – sosteneva Gregory Bateson – è una condizione mentale, prima ancora che una infatuazione ambientalistica. A Rimini si è veramente passato il segno. I Democratici d’ora in poi dovranno nominare assessori all’urbanistica che conoscano a memoria il libro del profeta Isaia.

9. Religioni e culture

Dire Stato – oltre al concetto di «nazione» – è dire classe politica dirigente: deputati, senatori, ministri; gente che sta in alto e altrove, lontano dai luoghi della quotidianità. Dire città implica un senso di appartenenza più immediato, che produce immediatamente in ogni individuo il ricordo di un luogo ben impresso nella memoria: il quartiere, la parrocchia, una strada, una scuola, un campo di calcio, la spiaggia, il molo. Ci dobbiamo chiedere perciò che tipo di emozioni evochi la parola città in un immigrato extracomunitario. Che tipo di città o villaggio si è lasciato alle spalle chi proviene dalle zone rurali del Montenegro e dell’Albania, o dalle regioni montuose del Caucaso, o ancora dai deserti del Maghreb? In cosa assomiglia Rimini a una piccola o media città del Kosovo, della Romania, della Moldavia, a un villaggio di pescatori delle coste tunisine, o di contadini del Senegal? Rimini è del resto una città esasperatamente plurale, non priva di contrasti. La sua stessa posizione geografica, tra l’area del Nordest e l’area dell’Italia mediana, ne fa un porto e una porta attraverso cui transitano uomini e merci, e dunque consuetudini, comportamenti, idiomi, fedi. In un contesto così articolato la religione non è più solo un fattore di aggregazione sociale ma tende a influire sul consolidamento delle identità etniche. Questo aspetto aiuta forse a capire le ragioni dell’intolleranza verso gli stranieri di culto diverso da quello cattolico, e altresì l’irritazione nei confronti delle associazioni a difesa dei diritti delle minoranze. Nello spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia, i Democratici di Rimini saranno capaci di trovare un adeguato rimedio al profondo disagio dell’assimilazione? È un interrogativo, questo, sul quali misureremo le nostre forze migliori.

10. Saperi

Le fonti OCSE fanno notare che gli scenari del futuro saranno dominati dai processi di apprendimento e da un tipo di dinamiche sempre più incentrate sullo scambio delle conoscenze. Una delle tendenze più spesso sottolineate in sede comunitaria è costituita – nei Paesi aderenti più progrediti – dall’aumento generalizzato del numero di anni dedicati all’istruzione e alla formazione. Negli ultimi dieci anni, secondo l’Eurostat, i progressi più significativi sono stati compiuti nei Paesi dell’Europa occidentale che partivano da livelli più bassi di istruzione, tra cui l’Italia. Oggi questo trend positivo sembra essere ridimensionato, e in alcune zone pare si sia addirittura interrotto, specie là dove si registrano persistenti disparità sociali. Poiché sono emersi nuovi valori e nuovi comportamenti, in particolare per quanto riguarda la sfera individuale, perlopiù in dipendenza dai processi di emancipazione sociale, l’accesso ai saperi deve tener conto dei cambiamenti relativi al concetto tradizionale di cultura. L’elemento più evidente è rappresentato dalla tecnologia telematica e dal crescente numero di utenti che si servono delle reti informatiche per l’esercizio della propria professione. La stessa istruzione universitaria è sempre più accessibile grazie al decentramento territoriale e all’istituzione di corsi di laurea distribuiti sul territorio. Anche l’apprendimento permanente (life long learning) è una opportunità che sta accogliendo consensi nel nostro Paese, giacché la formazione professionale continua inizia ad essere avvertita come un’esigenza non più trascurabile. Dunque, qualsiasi proposta dei Democratici di Rimini dovrà partire da un quadro complesso e tenere in conto le modalità di adattamento a un’epoca di profonde trasformazioni.

Ho sempre pensato che Rimini è la città ideale dove vivere per un giovane; di piccole dimensioni, Rimini permette ai suoi cittadini di muoversi in bicicletta, di andare al mare d'estate, di coltivare interessi culturali (pensiamo alle possibilità che offre la bellissima biblioteca Gambalunga, la Sagra musicale Malatestiana, le meditazioni riminesi organizzate da Marcello Di Bella).
Nell'ultimo biennio però ho avvertito il rischio che Rimini possa divenire un non-luogo; vogliamo andare al cinema? Dobbiamo accontentarci della cineteca o andare - perchè così fan tutti - al multiplex delle befane, lasciando ai margini gli allergici all'"effetto surround".
Ovviamente non mi soffermo sulla qualità dei film proposti al multisala.
Rimini non è Latina! Rimini ha un centro storico che non può essere abbandonato o lasciato esclusivamente al caos notturno dei locali.

Per quanto riguarda il cosiddetto "rispetto del pluralismo" - tanto religioso quanto etnico e culturale - dovremmo cominciare a pensare il giovane riminese come cittadino europeo. In proposito, credo che agevolare il più possibile le esperienze all'estero per gli studenti sia importantissimo.

"adattarsi è sacrificare un bene remoto a un bisogno immediato" N.G.Dàvila

ritratto di Stefano_Vitali

Cara Miriam, ti ringrazio del contributo che mi dà modo di proporre qualche riflessione sul tema del centro storico di Rimini. Innanzitutto invito a leggere sullo stesso argomento il bell'intervento di Giuseppe Chicchi, apparso quest'oggi sul 'Corriere di Rimini'. Di mio aggiungo questo: ancora a metà degli anni Novanta il centro storico di Rimini era davvero un non luogo, terra di nessuno e di spaccio di droga nelle ore notturne, off limits persino per i residenti. Da allora si è trasformato, diventando anche punto di attrazione turistica. E di ritrovata appartenenza per i riminesi. Vedo che spesso dal dibattito viene dimenticata la Domus del Chirurgo. Bada, non è stato un intervento scontato. Pesaro, tanto per restare nelle vicinanze, ha scelto (ovviamente con ragioni comprensibili) di non investire risorse economiche sul recupero di un sito archeologico analogo. Rimini sì e ci ha investito 4 milioni di euro. Non è il caso di citare gli altri interventi sul patrimonio storico e sulla riqualificazione urbana, compresa l'Università e compreso il tanto vituperato 'vigile elettronico' che ha comunque ridotto i transiti di auto che in precedenza facevano dell'isola pedonale una strada extraurbana a 4 corsie. I cinema. Sai che a Venezia, una delle capitali mondiali del cinema, c'è solo una sala in centro? E' una dinamica del pubblico mondiale contro la quale però il Comune di Rimini ha messo in atto contromisure anch'esse non scontate. La scelta consapevole di aprire e ampliare (con grande successo) la programmazione della della Cineteca surroga in parte il bisogno di cinema di qualità in centro, tra qualche mese partirà l'intervento di riqualificazione di Palazzo Valloni che garantirà entro il 2011 al centro di Rimini un Fulgor eccezionale (progetto del premio Oscar, Dante Ferretti) e un'altra sala attigua. Il cinema di qualità non solo sopravviverà a Rimini ma l'ambizione è proprio quella di diventare lo scrigno internazionale di un tesoro da tutte le altri parti perduto. Il miglior omaggio a Federico Fellini.

ritratto di subotai

Anche se in ritardo vorrei ritornare sul cinema di qualità perchè a Rimini questo deve essere un obbiettivo strategico della politica culturale cittadina.Da anni nella periferia sud di Rimini abbiamo nel cassetto un ambizioso progetto di rete tra il cinema Fulgor,quello di Santarcangelo e un nuovo cinema di Miramare riconvertito in laboratorio multimediale e interdisciplinare per cinema,teatro,musica,internet,poesia,nuove tecnologie mediatiche e chi più ne ha più ne metta.Insomma una sorta di "piccolo DAMS" romagnolo.Potrebbe stare nella nostra proposta di cultura per la città???La Fondazione Fellini era interessata nella persona del prof.Boarini e l'Università di sicuro non ostacolerebbe l'opera,anzi.Attualmente il cinema proietta ignobili pellicole a luci rosse per la gioia di una varia umanità disposta a farsi anche 50 km col miraggio di una prestazione sessuale spesso a pagamento come dichiara un noto consigliere dell'opposizione.Cosa significhi si fa presto a capirlo.Immagine sotto le suole per il turismo delle famiglie,strani "giri",cittadini inviperiti e impotenti.Non ci facciamo una gran bella figura a due passi dalla sede del quartiere e la storia dura da anni .Il progetto è pronto e si autofinanzia quasi del tutto.Potrebbe cambiare la faccia di via Oliveti.Cosa abbiamo da perdere a parte le nostre catene??????

ritratto di subotai

SECONDO uno studio della COMMISSIONE EUROPEA citato ieri da NERI MARCORE' nel corso di una manifestazione contro i tagli del governo berlusconi al budget della cultura.
Allora diamoci da fare...come dal sud di Rimini ci stiamo muovendo per riciclare il cinema a luci rosse in un moderno centro di aggregazione interdisciplinare per giovani e non così potremmo far nascere progetti in tutta la provincia per costruire un nuovo segmento del turismo dedicato agli eventi culturali...lo spazio c'è e anche il bisogno e Dio solo sa quanto....

Dai nostri valori le nuove scelte

Cerca

Calendario eventi

« August 2010 »
LunMarMerGioVenSabDom
1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031

Prossimi eventi

  • No upcoming events available

Stefano Vitali su Facebook

Il gruppo Essere Vitali che supporta Stefano Vitali a presidente della Provincia

Il profilo di Stefano Vitali
Profilo Facebook di Stefano Vitali

Chi è on-line

Ci sono attualmente 0 utenti e 2 visitatori collegati.