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Università e saperi. Una risorsa per la Provincia di Rimini


DiFrancesco Sberlati - Inserito il13 April 2009

Una società che non investe nella formazione dei suoi giovani è destinata a deperire rapidamente. La politica ha una responsabilità enorme per garantire che gli studi universitari formino al meglio professionisti e ricercatori, dai quali dipende il benessere dell’intera collettività. Anche il governo di centrosinistra ha dimostrato scarsa sensibilità nei confronti del mondo accademico, penalizzando i centri di ricerca con un drastico ridimensionamento degli investimenti e introducendo un fattore di elevata flessibilità, che poi si traduce di fatto in una disagiata condizione di precarietà. I vari profili contrattuali a tempo determinato concorrono, insieme ad altri fattori, a compromettere quella stabilità che rappresenta la condizione imprescindibile per effettuare una ricerca scientifica all’altezza degli standard europei. Inoltre, il tardivo ingresso alla carriera accademica dei soggetti più meritevoli consolida non solo situazioni di prolungata dipendenza gerarchica, ma lascia altresì ricadere le sue conseguenze deleterie sul piano dell’attività didattica. Occore elaborare e rendere operante al più presto un programma di trasferimento di fondi e risorse per lo sviluppo, commisurato ai dati strutturali dei singoli atenei, affinché le università recuperino – e anzi incrementino – il loro ruolo di attori sociali principali e di punti di aggregazione delle forze economiche del territorio nel quale sono insediate.

In questo quadro complessivo, tutt’altro che privo di insidie e ostacoli, la realtà universitaria riminese merita di essere fatta oggetto di attenta riflessione. Non si può non rilevare entro l’orizzonte dell’area romagnola una evidente disomogeneità tra le varie sedi decentrate dell’Università di Bologna. A differenza dei Poli di Ravenna e Forlì-Cesena, nei quali da oltre un decennio operano con successo dipartimenti e altre strutture di ricerca, il Polo riminese si caratterizza per la mancanza di centri-studi e di ricerca scientifica. Questo dato manifesta non solo una carenza del sistema locale, ma anche una certa impostazione degli orientamenti espressi dagli Enti promotori, i quali non hanno ancora individuato i modi più adeguati per conseguire gli obiettivi prefissati. Lo stesso documento programmatico di Uni.Rimini S.p.A. per il triennio 2006-2008 sottolineava a suo tempo la necessità di un progresso qualitativo del Polo riminese. Gli ottimi risultati degli ultimi anni rischiano infatti di rappresentare in modo edulcorato e inesatto una fisionomia ben altrimenti complessa. L’esplosione quantitativa degli iscritti, attratti dalle caratteristiche di una città come Rimini in primo luogo, rischia di essere fraintesa: va superato l’attuale modello di una didattica sganciata dalla ricerca e pensata esclusivamente in funzione di fruitori passivi. La valutazione dell’attività didattica va pertanto ricondotta all’interno di uno schema in cui la domanda formativa degli studenti possa incontrare gli scopi della ricerca, vero punto debole del sistema riminese. Per fare della sede di Rimini una buona università occorre assolutamente dare impulso all’attività di ricerca.

Una possibile riorganizzazione del nostro Polo dovrebbe prevedere alcuni punti essenziali, ai quali correlare una strategia informata e consapevole: vale a dire, depurata da quegli elementi di approssimazione che hanno talora connotato in negativo l’azione fin qui esperita. Non vi potrà essere un vero miglioramento se non assegnando responsabilità e competenze chiare, evitando dove possibile opache condivisioni di poteri, e procedendo a una continua valutazione obiettiva dei risultati. Questi punti possono essere sinteticamente individuati nelle seguenti finalità:

► Progettazione e realizzazione di un centro di ricerca sul turismo fortemente collegato al territorio locale e alle sue risorse economiche, destinato a divenire in un periodo di breve termine un dipartimento a tutti gli effetti. Si tratterà di un dipartimento interuniversitario in grado di coordinare le attività didattiche e di ricerca delle varie facoltà già operanti in sede. È auspicabile che sia un dipartimento efficacemente gestito, al cui interno trasferire le prerogative della ricerca pluridisciplinare inerente al fenomeno turistico nel suo complesso, coinvolgendo esperti di vari settori (economisti, sociologi, storici, linguisti, antropologi ecc.). In tal modo, si potrà almeno in parte colmare quella lacuna che contraddistingue il Polo riminese, offrendo nello stesso tempo un sostegno culturale alle varie categorie imprenditoriali del nostro sistema, le quali potranno essere in vario modo coinvolte nelle attività di ricerca e nei progetti scientifici.

► Ampliamento dei corsi di laurea, sia triennali sia specialistici, nell’ambito delle discipline economiche, medico-sanitarie, pedagogiche, linguistiche. Considerata la natura del nostro distretto, è necessario attivare all’interno del Polo riminese un’adeguata offerta didattica in funzione dell’apprendimento delle lingue straniere, europee ed extraeuropee (in specie dell’area asiatica ed estremo-orientale), allo scopo di costruire percorsi formativi interdisciplinari, e dunque altamente competitivi dal punto di vista occupazionale. Tale incremento dell’offerta didattica contribuirebbe ad aumentare considerevolmente il numero degli iscritti, così da raggiungere le soglie numeriche cui aspira lo stesso Ente di sostegno. Il che si tradurrebbe in un maggiore peso contrattuale nei confronti dell’Ateneo, in modo da trovarsi nelle condizioni di poter ragionevolmente ambire a un più alto numero di docenti incardinati nella sede riminese, a loro volta impegnati nell’assolvimento di una innovativa azione di ricerca scientifica. A tal fine, è altresì legittimo attendersi dalla già esistente Scuola Superiore di Scienze Turistiche una più congrua, organica e continuativa attività, sia didattica che scientifica, in vista di un complessivo rafforzamento dell’assetto istituzionale.

► Potrebbero essere preventivati graduali investimenti nell’ambito di alcuni settori d’eccellenza economica, quali la Fiera e i parchi tematici, allo scopo di ridisegnare la rete dell’offerta formativa locale, promuovendo in prima istanza l’interrelazione tra il centro di ricerca (o dipartimento) di scienze turistiche e le imprese. La cooperazione tra il mondo delle imprese e quello dell’università consentirebbe di effettuare quel salto di qualità invocato dai diretti interessati e da Uni.Rimini, così da garantire il sostegno a validi programmi di ricerca finalizzati alla crescita culturale ed economica del fenomeno turistico, che va necessariamente ripensato in termini di un network di saperi.

► In una simile prospettiva l’azione negoziale di Uni.Rimini S.p.A. risulterebbe rafforzata, entro un quadro coordinato nel quale le aperture al mondo delle imprese procedono assieme alle condizioni della ricerca. La quale deve essere non limitata alla sfera teorica, bensì traducibile in applicazione pratica. Per procedere di comune accordo alla correzione degli squilibri di cui il Polo riminese soffre, e per compensare quel deficit di autorevolezza scientifica da più osservatori rilevato, occorre non limitarsi ad attribuire alla dimensione imprenditoriale un mero ruolo di controparte, riconoscendone invece il potenziale creativo e la forte identità produttiva, elementi indispensabili in una economia di mercato sempre più globalizzata. In particolare, un ruolo centrale spetta al trasferimento dell’innovazione tecnologica dall’università alle imprese, così da perseguire l’integrazione tra economie locali e settori scientifici (si pensi per esempio alle scienze ambientali e alle più avanzate tecniche di smaltimento dei rifiuti).

► Rafforzare la presenza – e se necessario promuovere il protagonismo scientifico – di figure accademiche di altro profilo intellettuale. Una forte incentivazione alle iniziative di ricerca può senz’altro venire dalla presenza stabile di docenti e ricercatori interessati alla mobilitazione di nuove risorse, destinate in particolare a sostenere l’avviamento di progetti originali, capaci di interagire con le caratteristiche del territorio e del tessuto produttivo circostante senza esserne tuttavia condizionati o divenirne strumentali. Solo nel rispetto delle reciproche aree di influenze e nel rispettivo riconoscimento di competenze distinte, imprese e università potranno cooperare per valorizzare le strutture e le attività del Polo riminese.

Servono anche nuovi rapporti istituzionali tra città e università, tra popolazione studentesca e cittadinanza. Il tessuto sociale riminese, specialmente se lo si considera sotto l’aspetto meritorio della sua tradizionale ospitalità, non può continuare a considerare la comunità studentesca universitaria come una enclave senza stabili legami con la città. I nostri valori culturali di riferimento, come PD e come progressisti, non possono non indurci a una più meditata analisi delle condizioni effettive con cui gli studenti riminesi sono chiamati a misurarsi. È una questione etica, prima ancora che politica. Ed è necessaria una nuova politica degli alloggi, tesa a calmierare affitti sempre più onerosi, e a garantire un pieno diritto all’abitazione e allo studio.

È dunque compito primario sostenere e favorire una vasta gamma di servizi agli studenti: biblioteche, laboratori, prestito librario interbibliotecario, possibilità di svolgere il tirocinio formativo presso enti e aziende qualificate, facilitare i percorsi di inserimento nel mondo del lavoro. Questi aspetti possono anch’essi rappresentare un incentivo in vista di un aumento significativo delle immatricolazioni. Ma rimane un punto fermo garantire la qualità della didattica universitaria, condizione necessaria per la praticabilità delle scelte professionali, nell’interesse anche della comunità locale. A differenza di altre sedi, per vocazione più elitarie e selettive, il Polo universitario riminese vuole essere insieme di «massa» e di qualità. Deve, cioè, integrare la sua missione formativa di quadri dirigenti con quella di rispondere alla domanda sempre più estesa di acculturazione e di ricerca. Il Polo di Rimini deve insomma ribadire il principio fondamentale secondo il quale la qualità dell’insegnamento (e dell’apprendimento di competenze caratterizzanti in specifici paradigmi professionali) è garantita dalla ricerca. Ma, proprio per la sua peculiarissima fisionomia, la sede riminese deve arricchire questo principio con una dimensione sociale dell’insegnamento, in quanto essa è chiamata a gestire il bene primario della conoscenza in un contesto pubblico estremamente complesso.

Prima di concludere è necessario fare un approfondimento. La specificità del nostro indotto economico ci suggerisce di correlare in maniera sempre più stringente turismo e alta formazione. Da questo punto di vista, l’università è chiamata a svolgere un ruolo cruciale, decisivo per il rilancio del nostro sistema economico e imprenditoriale. Far tornare il settore turistico a crescere significa elaborare in primo luogo un articolato progetto di rilancio qualitativo del turismo balneare. Ovvero, significa sottrarlo agli stereotipi ereditati dal passato per riformularne la fisionomia in più marcati tratti culturali, sociali, urbani. Significa insomma farne oggetto di studio approfondito e argomento centrale dell’innovazione di prodotto: favorendone lo sviluppo sostenibile e qualificando le matrici territoriali che ospitano impianti e strutture.

Si tratta di una sfida altamente complessa, il cui successo dipenderà dalle intelligenze e dalle capacità coinvolte. Occorrono molti strumenti: la ricerca scientifica e l’università divengono a questo punto fondamentali per una trasformazione urbana e territoriale di qualità. Si è spesso, con eccessiva disinvoltura, sottovalutato il contributo culturale che l’università può offrire per dare vita a iniziative di rilancio turistico della nostra Provincia. Bisogna non solo innalzare la qualità del lavoro e dell’impresa turistica, attraverso una formazione specializzata in linea con i parametri europei. Bisogna anche ambire a diventare il polo di eccellenza della ricerca del settore turistico, mettendo in rete le diverse conoscenze disciplinari, senza dimenticare che all’origine del fenomeno turistico ci sono e perdurano sollecitazioni di natura umanistica. È davvero una grande sfida: che siamo chiamati a vincere.

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