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La scuola e la conoscenza al centro della prossima amministrazione provinciale
I recenti incontri organizzati dal Forum Scuola hanno dimostrato come nell’ambito educativo sia necessaria una nuova politica pubblica che incrementi l’autonomia scolastica e ne responsabilizzi le scelte. Il 4 maggio scorso l’on. Giuseppe Fioroni, coordinatore del dipartimento Scuola Università Saperi del PD, ha spiegato in cosa consista la politica scolastica dell’attuale governo di centrodestra: ovvero in una drastica riduzione delle risorse finanziarie che metterà a rischio la sopravvivenza della scuola statale. Il taglio previsto dalla legge finanziaria 133/08 ammonta a 7,8 miliardi di euro in tre anni. Meno soldi: dunque, sostanzialmente, riduzione per un totale di 132.000 unità di personale insegnante e tecnico-amministrativo; riduzione del turn over al 20%; riduzione dell’orario scolastico a 24 ore settimanali (anziché le 30 attuali); abolizione del tempo pieno nelle elementari e del tempo prolungato nelle medie; riduzione dell’obbligo di istruzione a 14 anni invece dei 16 di tutti i Paesi dell’UE; chiusura e accorpamento dei plessi con meno di 500 alunni. È verosimile presupporre che il consenso di cui gode il governo Berlusconi inizierà a ridimensionarsi considerevolmente tra la fine dell’attuale anno scolastico e l’inizio del successivo, quando le famiglie avranno ben chiare le conseguenze catastrofiche di una simile impostazione ragionieristica. Il ritorno al maestro unico nella scuola elementare, un segmento di eccellenza nel sistema italiano, preso a modello dai pedagogisti americani e tedeschi, produrrà livelli differenziati di alfabetizzazione culturale tra fratelli o sorelle all’interno del medesimo nucleo familiare, giacché coloro che avranno avuto la fortuna di frequentare la scuola primaria fino allo scorso ciclo potranno disporre di competenze linguistiche (si pensi solo all’insegnamento dell’inglese) non riscontrabili negli alunni più giovani. Per fortuna le norme vigenti, perlopiù approvate negli anni passati dai governi di centrosinistra, prevedono il superamento del modello centralistico e prefigurano un sistema connotato dalle autonomie territoriali. Specialmente per quanto riguarda la diminuzione del monte ore complessivo, stabilito da un provvedimento della ministra Gelmini, gli Enti Locali potranno svolgere un ruolo decisivo nel compensare questa irresponsabile dispersione didattica, in primo luogo tramite attività pedagogiche e formative complementari. E poiché l’assetto delle competenze in materia di istruzione, dopo la legge 59 del 1997 e la riforma del titolo V della Costituzione, valorizza le Regioni e gli Enti Locali, nell’esercizio delle sue funzioni anche l’amministrazione provinciale potrà contribuire a correggere, per quanto possibile, gli indirizzi inappropriati delle politiche centrali. Stefano Vitali ha partecipato attivamente a questi dibattiti, ascoltando le richieste provenienti dai dirigenti scolastici, dai docenti, dalle famiglie e dagli stessi studenti, la cui centralità nel sistema educativo va difesa e rafforzata. In uno scenario così fosco e inquietante, nel quale il futuro dei giovani viene risolto in base a tabelle di costi allestite da zelanti contabili, è di un certo conforto apprendere che tali questioni continuano a essere considerate di primaria importanza nei programmi del canditato.
In sintonia con la Regione e i Comuni del suo territorio, la Provincia intende infatti ispirarsi al criterio delle larghe intese per esercitare le sue competenze in ambito scolastico, stabilendo in via preliminare le necessarie relazioni con i soggetti operanti nel mondo dell’istruzione. In ampia concertazione con le parti coinvolte, la Provincia può concretamente concorrere a realizzare un sistema di governo locale, nel pieno rispetto delle direttive regionali, che consenta l’esercizio condiviso di funzioni molto delicate. Si tratta cioè di programmare le attività didattiche, di monitorare e verificare le modalità dell’istruzione e dell’apprendimento, di facilitare la formazione professionale e l’accesso al mondo del lavoro. Allo scopo di conseguire risultati apprezzabili, la Provincia si propone di sollecitare e favorire le conferenze annuali della scuola, affinché tutti gli attori coinvolti, famiglie comprese, possano confrontarsi ed esprimere reciprocamente esigenze e domande. Occorre in primo luogo definire una programmazione unitaria e omogenea della proposta formativa a livello regionale e locale, fondata sull’integrazione fra istruzione, formazione professionale e lavoro, realizzata senza escludere il contributo delle parti sociali e, dove opportuno, delle associazioni di categoria. A tal fine, il prossimo 19 maggio nel contesto del Forum Scuola Stefano Vitali dialogherà con Alberto Sedioli, l’assessore regionale alla Scuola Università Formazione e Lavoro. L’incontro si terrà alle ore 20:45 presso l’Hotel Ascot di Miramare, in viale Principe di Piemonte n. 38, e sarà un’ulteriore occasione per approfondire il dibattito finora svolto a difesa della dignità della scuola statale, messa in discussione dai quotidiani proclami contro gli scioperati che in essa troverebbero confortevole imboscamento.
Non è certo con la derisione di professionalità frustrate che si possono risolvere le innegabili criticità e le anomalie che affliggono la scuola italiana nel suo complesso. È viceversa necessario perseguire una strategia di interventi diffusi, mirati a riqualificare il sistema formativo, anche attraverso un miglioramento delle strutture e degli spazi, a cominciare dai luoghi destinati alla pratica dello sport e alle attività outdoor, essenziali per un corretto sviluppo della personalità nell’età compresa tra pubertà e adolescenza. Anche questi fattori possono limitare l’abbandono scolastico prematuro, il quale è una vera piaga per un Paese moderno e tecnologicamente avanzato. Il mancato completamento dei cicli di istruzione secondaria superiore ha conseguenze devastanti sulla crescita sociale ed economica dell’intera collettività. E in una realtà come quella riminese, connotata da dinamiche sempre più complesse e difficilmente definibili in modo univoco, la scuola svolge un ruolo fondamentale non solo per corrispondere adeguatamente all’aspirazione di una carriera occupazionale, ma altresì per educare alla cittadinanza e all’esercizio della democrazia. Da questo punto di vista, la Provincia, nel pieno riconoscimento dell’autonomia, potrà costruire un sistema di supporto alle istituzioni scolastiche, con l’obiettivo di compensare gli orientamenti di una politica nazionale scarsamente incline a elaborare una seria proposta di riforma, e interessata solo a un ottuso e indiscriminato contenimento dei costi. Certo il problema non riguarda solo i giovani. Nei Paesi più progrediti dell’Europa e negli Stati Uniti l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita si attesta ad almeno il 30-35% della popolazione adulta, mentre in Italia sfiora appena l’8%, e si concentra nelle aree culturalmente più forti. È il cosiddetto Life Long Learning, convintamente sollecitato dalle direttive comunitarie allo scopo di favorire la riconversione professionale e l’integrazione multiculturale. Per dare risposta appropriata a queste emergenze, con uno dei suoi primi atti ministeriali, la Gelmini ha ulteriormente sottratto risorse agli centri per l’educazione degli adulti (EDA), sia a livello di scuola media che superiore. Il che la dice lunga sull’idea di società che anima le scelte del governo di centrodestra: una società rigidamente divisa in caste, nella quale l’ascesa ai piani alti è un evento eccezionale e limitato a coloro che hanno una estrazione familiare favorevole. Chi inizia a lavorare in età post-scolare come operaio nelle fabbriche o nei cantieri edili, sarà destinato a fare l’operaio tutta la vita, giacché gli verranno negate le opportunità scolastiche per migliorare e crescere in termini di cultura personale e professionalità, né gli sarà possibile acquisire l’uso delle nuove tecnologie. Un vero salto all’indietro di circa mezzo secolo. I contabili tremontini ne saranno fieri. Ma siamo sicuri di meritarcelo?
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