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Progetto e utopia. Un centro studi sul turismo a Rimini
La prima domanda che dobbiamo porci è la seguente: Cosa può significare per Rimini l’istituzione di un centro di ricerca sul turismo? Credo che tutti siano concordi nel ritenere che la realizzazione di un centro di ricerca avanzata nell’ambito delle scienze turistiche possa rappresentare un fattore di grande impulso allo sviluppo dell’economia locale, e nello stesso tempo un sicuro strumento di innalzamento del livello culturale complessivo. In questi anni, all’interno di un quadro assai complesso e articolato nel quale gli Enti Locali hanno svolto una funzione determinante di supporto e promozione, hanno potuto svilupparsi alcune esperienze innovative nell’ambito dell’alta formazione (basti l’esempio dei vari masters), esperienze che si prestano a divenire patrimonio comune ben oltre l’orizzonte regionale. Il polo universitario riminese è cresciuto moltissimo e continua a confermare la sua eccezionale capacità di attirare studenti non solo dalle più varie regioni d’Italia, ma anche dall’estero. Va infatti sottolineata una caratteristica del nostro sistema universitario che pochi altri possono vantare: ovvero l’integrazione fra formazione professionale e mondo del lavoro, realizzata in primo luogo attraverso una peculiare flessibilità del complessivo sistema dell’education, da noi più incline che altrove a sintonizzarsi sulle esigenze delle categorie imprenditoriali. Da questo punto di vista possiamo serenamente affermare di essere un polo d’eccellenza, in grado di avanzare proposte d’avanguardia.
Non dobbiamo né possiamo, però, trincerarci dietro i risultati fin qui conseguiti, ancorché importanti e di sicura affidabilità. Serve a questo punto un accurato bilancio di questi risultati, soprattutto dal punto di vista della ricerca scientifica. È noto a tutti noi che nel comparto turistico le politiche di intervento sono di complessità tale da richiedere una forte partecipazione interdisciplinare. Occorre fare dialogare e cooperare tra loro sociologici, economisti, antropologi, giuristi, imprenditori, amministratori. L’elevato appeal che il nostro paese mantiene sui mercati internazionali delle vacanze, come dimostrano le ricerche rese note recentemente sul sito dell’Union-camere, non può considerarsi un dato invariabile e immune da elementi di aleatorietà. Affinché il nostro prodotto turistico possa mantenersi, nel medio periodo, altamente competitivo e reggere con successo la sfida dei mercati, occorre intervenire elaborando strategie per il rilancio e per una nuova affermazione del «sistema-Rimini». E con «sistema-Rimini» intendo in prima istanza un modello di larga applicabilità pratica, in grado di adattarsi a zone geograficamente eterogenee, tanto flessibile da potersi utilizzare anche come strumento di valorizzazione delle risorse ambientali, e storico-culturali. E non può che essere un modello di conoscenza, un network di saperi diversi che si mettono insieme per dare il loro contributo specifico a una vera riqualificazione di uno dei più importanti segmenti della nostra bilancia commerciale.
Il presidente di Uni.Rimini Luciano Chicchi, dall’alto della sua lunga esperienza, ha espresso il desiderio di fare di Rimini una Cernobbio del turismo. È un desiderio non solo legittimo, ma altresì realizzabile, con grande vantaggio degli enti locali e delle istituzioni attive nell’ambito della formazione. Certo, bisognerà intendersi sulle priorità e specialmente sugli obiettivi e sulle finalità. Per dare vita a un centro studi che sia un sistema integrato di funzioni e competenze, ma anche di politiche di intervento, è necessario mettere in campo risorse cospicue, a cominciare da quelle umane e intellettuali. Non è una sfida semplice, si badi, ma è una sfida che si può vincere. E non si tratta solo di potenziare la già robusta dotazione infrastrutturale di cui disponiamo. Si tratta in primo luogo di mettersi a studiare opportunamente le tendenze congiunturali di lungo periodo, iniziando a riflettere su quelle particolari ragioni strutturali che concorrono a spiegare le non sempre eccellenti performances del nostro sistema turistico. Il che non significa attribuire colpe o responsabilità a una o l’altra categoria. Significa al contrario rafforzare innanzitutto la raccolta e il monitoraggio dei dati, in un costante e ininterrotto reporting degli andamenti.
Considerare la rapida crescita dimensionale delle imprese turistiche è un’altra necessaria premessa alla condivisione dell’attività di ricerca. Questo tema è direttamente collegato a uno dei nodi cruciali della società del futuro, vale a dire l’esigenza sempre più avvertita da parte dei professionisti di una formazione permanente. Rafforzare le opportunità di apprendimento e di aggiornamento lungo l’intero corso della vita occupazionale è la garanzia di crescita di una economia della conoscenza. Il nostro paese è piuttosto carente da questo punto di vista. Il raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Unione Europea impone all’Italia una ben più seria responsabilità di indirizzo affinché il numero degli adulti in formazione raggiunga lo standard europeo: dagli attuali due milioni circa ad almeno quattro milioni nel 2010. Tra le finalità del centro studi, pertanto, dovrà esserci anche l’espansione e la riqualificazione dell’offerta formativa nel contesto delle professioni turistiche, attraverso lo sviluppo di servizi di supporto alla formazione permanente, garantendo percorsi formativi individuali e forme di riconoscimento e certificazione delle competenze professionali.
Il nodo da sciogliere preventivamente è il rapporto con l’Università. Il centro studi che abbiamo in mente è cosa diversa, per natura e funzioni, da un dipartimento universitario. Naturalmente il rapporto con l’Università resta imprescindibile. L’innovazione di cui la ricerca ha bisogno può venire solo dall’Università, dalle sue aule accademiche e dai suoi laboratori sperimentali. L’Università deve trovare appropriato spazio all’interno del centro studi, e attraverso di esso aiutare le imprese del territorio a fare ricerca e produrre innovazione. Ma è necessario superare quel malinteso pragmatismo e quella visione un poco provinciale che talvolta ci portano a dire «guardiamo al pratico», ossia alle applicazioni e ai benefici della cosiddetta ricerca. Questo modo di pensare implica una grave sottovalutazione della ricerca di base, cioè della ricerca primaria, che è anzitutto ricerca teorica e solo parzialmente trasferibile nella concreta realtà delle imprese e del mercato. Ma il paese che soggiace a queste dinamiche riduttive rinunciando a fare ricerca, è destinato a scomparire dallo scenario del sapere internazionale: declassa il suo range di sviluppo e innesca un irreversibile processo di impoverimento culturale prima ancora che economico. Il centro studi sul turismo che possiamo realizzare a Rimini può rappresentare una risorsa e un’opportunità per i giovani ricercatori. Può essere un luogo di incontro in cui interagiscono e collaborano le intelligenze più eccellenti, senza tuttavia isolarsi dal tessuto imprenditoriale che le circonda. Il centro riminese potrà dotarsi di una sua rivista e eventualmente di una collana editoriale in cui pubblicare i risultati delle ricerche promosse e patrociniate, così come le relazioni dei convegni e le comunicazioni ai seminari di studio. Potrà istituire borse di studio da erogare ai giovani meritevoli e motivati, o premi di laurea per tesi dai contenuti particolarmente innovativi.
Proviamo allora, dopo queste considerazioni, a ragionare sul concreto, a vedere più da vicino in che modo può realizzarsi il progetto. E tentiamo di disegnarne la probabile fisionomia amministrativa e scientifica:
1) Il centro studi potrebbe essere co-finanziato dagli enti locali (inclusa la Regione), dalla Fondazione CARIM, dalla Fiera, dalle associazioni di categoria, da eventuali bandi europei. E perché no? dal ministero per le attività produttive. Forse l’ENIT potrebbe impiegare qualche risorsa, se non monetaria almeno logistica o strutturale. Meglio evitare un troppo esplicito coinvolgimento di Uni.Rimini, per non alimentare preoccupazioni sul versante accademico, o perlomeno verificare attentamente l’opportunità della presenza della società consortile tra i «soci» fondatori/finanziatori del centro.
2) Suggerirei di separare la «proprietà» dalla gestione, come si fa nella migliore tradizione del capitalismo d’impresa. Sarebbe il caso di distinguere tra CdA e comitato scientifico. In importanti istituzioni di ricerca questa separazione ha dato ottimi risultati. Non sarà facile farlo capire a chi mette i soldi, ma è bene garantire per quanto possibile l’autonomia e la libertà di coloro che coordinano ed eseguono le ricerche. Nel comitato scientifico, oltre agli immancabili accademici, dovrebbero trovare posto autorevoli personalità del mondo delle professioni e dell’imprenditoria.
3) Il centro studi potrebbe essere «allocato» presso Itinera, così da farne un vero e proprio centro internazionale di studi turistici (e non solo un ente di formazione professionale come al momento). La sede è ottima per ospitare convegni, dibattiti, seminari, corsi di aggiornamento, presentazioni di libri, risultati di ricerche, premiazioni. La stessa scuola di ristorazione ne otterrebbe una buona visibilità. Si ripropone tuttavia la solita vexata quaestio: perché non rinnovare e potenziare le già operanti strutture di Itinera fino a farne un effettivo centro studi sul turismo piuttosto che inventarne uno ex novo?
4) Altro nodo da sciogliere: la Scuola Superiore di Scienze Turistiche. Può entrare a far parte del comitato scientifico del centro studi in qualità di rappresentante dell’Università di Bologna, stando attenti però a evitare fraintendimenti o sovrapposizioni di due enti che è bene rimangano separati, per quanto collaboranti. È una buona soluzione, ma incompleta, poiché non risolve un’eventuale conflittualità/concorrenza di offerta didattica e di progetti di ricerca. Inoltre rischierebbe di essere fagocitata dal centro, più solido per struttura e risorse e più efficiente nella promozione delle attività.
5) Last but not least. In base a quali criteri saranno scelti i componenti del consiglio scientifico? La composizione del CdA è quasi obbligata, ma è paradossalmente di importanza subalterna rispetto al pool di menti chiamato a guidare il centro e a orientarne le attività.
Si tratta di proposte, in merito alle quali attendo le vostre considerazioni e i vostri consigli.
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“Quanti e tanti sono i problemi che assillano i comuni della provincia di Rimini, ma noi, siamo capaci di vederli e da che parte stiamo”
Scendere nelle piazze, farsi sentire, basta con queste riunioni nei circoli che in questo momento non aiutano, incontriamoci in piazze,borgate, entriamo nelle case della povera gente, non di quella ricca ma di quella povera, parliamo con loro e discutere di cose serie, largo al valore della Democrazia che significa dare voce a tutti e, sapere ascoltare è importantissimo. Rendiamoci conto quanti i poveri ci sono nella nostra provincia , comune per comune. Questo è comprendere i reali bisogni di una comunità che dietro alla ricchezza nasconde una povertà stratificata e complessa.
C’é gente che vive e convive nel degrado, c’é gente sola e abbandonata al proprio stato, c’é gente che non riesce neanche a fare un pasto quotidiano, ci sono tante famiglie al collasso, che per orgoglio o vergogna non manifestano il loro disagio, ci sono tanti bimbi che non trovano spazio negli asili e difficilmente riusciranno ad entrarci per tanti motivi sia sociali o economici, famiglie che difficilmente arrivano a fine mese senza fare debito e poi si vedrà. Questa purtroppo é una realtà amara e triste che fa parte della storia della nostra bella provincia che mostra tanti splendori ed arrossisce nei momenti di disagio. Si, forse é anche vero che alcuni di questi poveri sprecano in maniera sconsiderata quel poco che hanno, ma ciò é dovuto anche al fatto che in queste famiglie prevale l’ ignoranza e la mancata educazione civile. Molte di queste persone vivono ancora come da selvaggi, avrebbero bisogno di cure, di essere assistite, seguite da vicino e educate a gestire in maniera responsabile le poche risorse che hanno (se le hanno). Ma a chi vuoi andare a dire queste cose, se neanche i vicini che sanno e fanno finta di non sapere, se ne curano? Dove dunque il valore della condivisione ed il senso della solidarietà? “Sto bene io” me ne frego del prossimo..”. Questa purtroppo é la cultura dominante nella nostra società:
L’Indifferenza, è la vera piaga sociale. Dunque, quale programma politico vogliamo adottare per la provincia di Rimini e nei comuni che la compongono?
Io propongo di non perderci in chiacchiere, cerchiamo piuttosto di realizzare obiettivi concreti. ben definiti, noi come partito abbiamo il dovere di non essere impotenti nei confronti della povertà, non essere in grado di affrontare questa realtà dalle radici, difficilmente possiamo affrontare altri argomenti, è bene che ci si aggiorni con un programma politico che abbia principi basilari di solidarietà su queste tematiche..
Affrontare e discutere di queste tematiche significa cambiare mentalità e difendere i valori della democrazia, significa servizio, servire con la politica la sua legalità, difendere e farsi carico dei diritti di ogni singolo cittadino, farsi carico dei suoi problemi e cercare di risolverli non è cosa da poco.
Fare politica non é cosa da poco per raggiungere un’intesa con la comunità, nella piena consapevolezza che fare politica è un impegno personale verso il prossimo non per prestigio personale.
La scelta di sostenere a Presidente della Provincia Stefano Vitali è quella di intravedere in lui le caratteristiche ideali per rappresentare la nostra comunità.
L’invito ad affrontare questa nuova avventura con rinnovamento della rappresentanza nella lista da presentare agli elettori, scegliere persone nuove che possano apportare esperienza concreta senza interessi economici, ma solo portatori di nuove idee e del nuovo fare.
Questo penso che sia il sentimento dei nostri elettori che desiderano un vero cambiamento, questo e quanto tante persone hanno scelto di aderire a questo nuovo partito.
Chi in questi anni ha avuto l’onore di rappresentarci deve fare un passo indietro e lavorare nei circoli come portatore di conoscenza politica per formare il nuovo.
Credetemi, si troverà sempre chi consegna volantini e materiale informativo senza chiedere nulla in cambio se la politica è condivisa.
Giuseppe Coppola
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