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Arti visive: scarsa attenzione o scarsa capacità di creare reti?


DiEnrico Rotelli - Inserito il27 April 2009

Mi sono fatto un'impressione, forse sballata, forse no: si è creata una certa disparità tra le arti. Quella visive, intendo. Forse non sono riuscite a prendere un ruolo un po' più sostenuto nella produzione culturale del territorio. E sì che mi sembra ci sia stata una grande maturazione, negli ultimi anni: all'ultima Quadriennale di Roma, la più importante manifestazione istituzionale, c'erano diversi artisti del nostro territorio, cito Marco Neri e Franco Pozzi, per esempio, che esponevano insieme ad altri, come i fratelli Turroni di Gambettola. Kiril Cholakov è bulgaro, vive a Rimini, e ha aperto una rassegna d'arte a Cobleza (Germania) sugli esponenti del suo Paese. I tre Ballestracci, Claudio, Cristina e Roberto, sono attivi sia come organizzatori, la prima, sia come creatori e comunicatori. E poi ne lascio indietro parecchi: Giacomo Nanni nei fumetti d'autore, le illustratrici per l'infanzia che da queste parti producono e negli altri Paesi, Europa e Asia, vengono tradotte e vendute. Insomma, ciascuno per proprio conto va avanti.

Quel che mi lascia perplesso è che mentre nell'ambito teatrale c'è stata una decisa esposizione, organizzazione, messa in rete di tante qualità, sulle arti visive mi sembra ci sia una minore compattezza. Produzione sì, ma non sistema. Forse perché sono singole ricerche, forse perché non c'è stata l'esigenza o la capacità di mettersi in rete (no Internet, relazionale). O forse, come da diversi intorno a me sento lamentare, c'è minore attenzione dalle istituzioni pubbliche? O forse ci sono altri fattori che hanno dipeso? Beh, questa è la domanda che mi ronza in testa, e che giro a Stefano Vitali e ai lettori di questo forum.

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Per comprendere i problemi legati all’arte contemporanea nella nostra città forse sarebbe utile partire da un’analisi storica, 60 anni di storia dell’arte a Rimini, analizzare i flussi, i movimenti, le modificazioni del gusto collettivo, i fermenti intellettuali e politici, gli accadimenti.

Nel catalogo della mostra sul Secondo Novecento a Rimini, fatta qualche anno fa al Museo, Vittorio D’augusta ricordava che ci sono stati dei momenti di eccellenza a Rimini negli anni ’60: i Convegni di Verucchio, organizzati da Dasi con il Centro Pio Manzù, con la presenza di Argan e dei maggiori critici, studiosi e storici dell’arte….e poi alla fine degli anni ’50 due edizioni del “Premio Morgan’s” con Burri, Fontana, Morlotti, Moreni e i maggiori artisti italiani, una eccezionale mostra alla Sala delle Colonne con De Chirico, Licini, e molti grandi maestri. La Sala dell’Arengo ha ospitato “Espana Libre” con opere di Picasso, Canogar, Tapies. Poi si è interrotta questa tradizione,è venuta a mancare questa spinta……Successivamente, negli anni ‘70, ci furono episodi di rilevanza internazionale nel campo dell’arte, ma rimasero separati e senza una programmazione organica di sviluppo. Ci fu, per esempio, “Empirica”, vasta collettiva di livello europeo e poi le mostre “Rimini-Città-Scultura” con le sculture di Viani, Cascella, Vangi, Alik Cavaliere, Consagra. Cose importantissime, anche di queste non è rimasta traccia nel tessuto e nella memoria cittadina….

Tutto quello che avviene si usura, sembra a volte non lasciare il segno, è come se Rimini cancellasse la percezione dell’arte. Non si riesce a far perdurare un’iniziativa, a farla diventare un’aspettativa, una tradizione, le cose si consumano. Oggi infatti, quasi tutte le manifestazioni dell'arte contemporanea rincorrono i valori della temporaneità.

Rimini, in un’accezione allargata che oltrepassa i confini amministrativi, si può considerare territorio dove le "arti temporanee" si manifestano e si sviluppano con grande intensità e vivacità sperimentale, anche se non sempre vengono riconosciute come tali e messe in relazione fra di loro….la dimensione della temporaneità assunta a contenuto culturale di un laboratorio permanente può però declinare un codice di crescita e sviluppo urbano assolutamente moderno e orientato al futuro. Una città che ospita il temporaneo, ammette il cambiamento e la trasformazione come primari, perchè la dimensione della creatività possa essere al centro dello sviluppo sociale ed economico del territorio; perchè le azioni relative a questo ambito non vengano immaginate nella ristrettezza dei confini comunali; perchè le stesse azioni possano contribuire a definire un ruolo specifico e distintivo di Rimini nella scala delle dinamiche metropolitane.

E così anche il fermento artistico presente nella nostra provincia romagnola deve essere alimentato attraverso un collegamento tra ricerca artistica e tessuto cittadino, accompagnato, favorito dalle strutture della città. Fondamentali in tal senso i luoghi, è importante che ci siano spazi che favoriscano l’arte. Tanto meglio se sono ricchi di storia: Ex fabbriche, colonie dismesse, edifici di archeologia industriale, spazi di una nuova teatralità espressiva. All’estero ne hanno recuperati tanti, dando impulso a tutto il sistema dell’arte. Ed anche in Italia non mancano ottimi esempi……. Rimini dopo aver investito sull’ala moderna del museo della città, deve riuscire a percorrere questa strada del recupero di aree dismesse, non per realizzare un museo statico ma spazi multimediali aperti, laboratori permanenti delle arti, luoghi della “testimonianza” dell’oggi.

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