Tu sei quiIl "Cuore" del sistema formativo provinciale: educazione, professionalità, territorio

Il "Cuore" del sistema formativo provinciale: educazione, professionalità, territorio


Disegreteria - Inserito il20 May 2009

20/05/2009 11:28

“Comportamenti dettati dal principio astratto dell’uguaglianza, che considerano uguale quello che non è, finiscono per essere autoritari e ingiusti.”
Lorenzo Milani

“Ecco il mio segreto. Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.”
Dal Piccolo Principe

Propongo di seguito una serie di riflessioni nate grazie al confornto con alcune realtà locali della formazione professionale.
Sono sempre più convinto che un sistema formativo di un territorio, pur nelle diverse proposte formative che i diversi soggetti esprimono, deve trovare la sintesi di condivisione di una vision comune che può ben essere sintetizzata in due parole chiave: educazione e professionalità, dove per educazione credo si debba intendere quella pratica di tipo maieutico finalizzata ad esprimere, rafforzare e valorizzare le risorse cognitive, affettive, psicomotorie, relazionali e spirituali presenti in ciascun soggetto.

L’educazione è orientata a compimento della finalità immanente nella soggettività di ciascuno, alla crescita dei semi di saggezza che sono nascosti in ciascuno di noi. E’ impegnata a scrivere ed a riscrivere il progetto di vita delle ragazze e dei ragazzi; a dare attenzione prioritaria a chi soffre di svantaggio sociale e rischia di stare ai margini della società, del lavoro, delle relazioni sociali e personali. Con professionalità credo si debba far riferimento non tanto alla dimensione tecnica della formazione, ma a quell’esperienza multidimensionale incentrata sulle competenze, che si sviluppa nella costante interazione tra soggetto, contesto formativo ed ambiente lavorativo e di vita e che coinvolge cultura e personalità del soggetto, ossia valori, atteggiamenti, conoscenze, capacità, tratti personali, capacità di relazione e di gestione delle emozioni. Il tutto finalizzato a svolgere compiti di vita e di lavoro.

Allora si può anche comprendere che fra educazione e professionalità sussista uno stretto legame, perché entrambe coinvolgono personalità e cultura, etica e conoscenze, contesti di vita e di lavoro.
Esse si distinguono più per la “centratura” che per gli “oggetti”, anzi gli “oggetti” possono essere anche identici quando si tratta di compiti di vita, mentre la “centratura” è parzialmente diversa perchè nell’educazione è implicato il soggetto nel suo insieme, nella sua complessità, mentre nella professionalità si tocca l’interfaccia soggetto/contesto lavorativo e di vita.

Non sono più così sicuro che questi presupposti fondamentali siano nel nostro sistema formativo l’essenza del nostro agire.

Sono preoccupato per alcuni indicatori e segnali che non fanno presagire un progetto, per dirla con una bella citazione giapponese, che sappia vedere la foresta prima ancora che si vedano gli alberi.
Sono convinto che una politica che vuole volare alto debba pensare non solo ad affrontare e risolvere problemi contingenti, ma guardare oltre, guardare al futuro e al bene comune.

Sul versante della formazione la priorità che individuo è quella di utilizzare al meglio le risorse del settennato dell’Unione Europea coniugandole con le normative nazionali relative all’obbligo di istruzione che deve vedere l’impegno della provincia in stretto rapporto con la regione. I punti prioritari debbono essere:
1) continuare a lavorare per integrare sempre di più il sistema dell’istruzione con il sistema della formazione, non per farne “una cosa sola”, ma perché ciascun sistema può contribuire per supportare e complementare ciò che fa l’altro sistema;
2) creare condizioni perché l’obbligo di istruzione assolto nella formazione professionale (Decreto Fioroni del novembre 2007) abbia la stessa dignità dell’obbligo di istruzione assolto nella scuola;
3) potenziare la formazione iniziale per i disoccupati con bassa scolarità con un’attenzione particolare agli aspetti tecnologici e scientifici di cui le nostre aziende hanno necessità;
4) migliorare la formazione continua per i lavoratori delle piccole e medie imprese per aggiornare contenuti professionalizzanti e per affrontare tematiche che in prospettiva risulteranno vincenti affinché le aziende siano competitive sul mercato globale;
5) incrementare la formazione permanente per tutte le cittadine e i cittadini che sono in età lavorativa a prescindere dal loro stato di occupazione o disoccupazione;
6) migliorare e incrementare la formazione per le classi deboli col concetto pedagogico della reciprocità per offrire un’opportunità di inclusione sociale e lavorativa a questi utenti.

Il sistema della formazione professionale nella nostra Regione è già un ottimo modello di qualità, dobbiamo sempre più puntare su un sistema formativo capace di far percepire la qualità dal territorio, dobbiamo pretendere sempre di più dagli enti gestori che puntino su un progetto educativo e formativo visibile e trasparente in competizione con altri modelli per far si che i cittadini possano scegliere la formazione che più soddisfa alle loro esigenze.

E’ vero che i tagli dell’Unione Europea nel settennato 2007-2013 sono stati consistenti e a questa riduzione si aggiunge la quota che la Regione, in accordo con il Ministero del Lavoro ha assegnato per la grave crisi economica, agli ammortizzatori sociali ma sono convinco che, nonostante le difficoltà economiche, la formazione professionale sia una delle leve imprescindibili per la politica attiva del lavoro e sono altrettanto convinto che per una formazione di qualità le risorse in accordo con la Regione si individueranno e si troveranno.

Probabilmente anche gli aspetti gestionali e di controllo che il nostro sistema oggi ha messo in campo dovranno essere rivisti e corretti affinché diminuisca la troppa burocrazia e le spese ad essa legate per riservare più risorse alle attività che devono essere rivolte prioritariamente a processi educativi di apprendimento degli utenti della F.P.

Sono anche convinto che un sistema formativo capace di affrontare le sfide del cambiamento debba coniugarsi col concetto di territorio, tale nozione dal punto di vista formativo assume quattro significati:
a) il territorio come luogo dell’azione formativa;
b) il territorio come luogo di partecipazione all’azione formativa;
c) il territorio come contenuto del programma di formazione;
d) il territorio come distretto socio-culturale formativo.

Spero e sogno una proposta formativa della nostra provincia che sia capace di costruire un terreno di intesa, uno spazio aperto dove il diverso “non sia forzatamente omologato” segnando una norma di astratta uguaglianza ma sia riconosciuto come interlocutore reale. Ci sono interlocutori dove c’è dialogo, dove si precostituiscono le condizioni che rendono possibili le parole e il loro ascolto. In questo senso si può parlare dell’unità di un progetto educativo pur nella diversità dei destinatari e dei loro bisogni.

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