Nel dibattito pubblico riemerge ciclicamente la proposta di andare ad un superamento delle Province. Un'idea che ha un senso, ma che rimarrà acqua che scorre se non si accompagna ad un impegnativo percorso di riforma istituzionale che ridisegni l'assetto delle relazioni tra Stato, Regioni, Comuni e le altre realtà associative degli enti locali ancora esistenti (Comunità montane, Unioni dei Comuni ecc.).
Una semplificazione è necessaria perché l'insieme del nostro complicato intreccio istituzionale disperde risorse e sovrappone compiti e responsabilità. Da questo punto di vista il processo aperto, a partire dal tentativo di dare vita al cosiddetto "federalismo fiscale", può rappresentare una grande occasione ma anche un pericolo. Se prevalgono gli slogan pubblicitari invece che le riforme, il rischio è di trovarci in un dedalo
istituzionale sempre più complicato o alla vera e propria edificazione di un centralismo regionale che sostituisce quello dello Stato e del quale non se ne avverte davvero il bisogno.
E in ogni caso lo stato dell'arte è quello che vede una diminuzione drastica e progressiva dei trasferimenti e delle stesse possibilità di finanziamento autonomo da parte degli Enti locali ed un'imposizione via via più singolare di regole che minano l'autonomia di comuni e province (e che più che l'efficienza stimolano l'improvvisazione continua facendo venir meno una stabilità di norme che consenta di dare respiro pluriennale alla formulazione dei bilanci ed alle scelte di investimento).
Il nuovo Governo ha accentuato il centralismo statale ed ha reso più difficile dare risposte al cittadino al livello a lui più vicino e "verificabile": quello degli Enti locali. Tutto questo induce a non abbandonarsi al populismo, a condividere la necessità di un'ampia e razionale riforma istituzionale e, nel frattempo, a spendere con efficacia le funzioni proprie dell'Ente Provincia.
Il tema, del resto, è per noi del tutto particolare.
La Provincia di Rimini è una Provincia giovane, nata da sedici anni, ma fortemente voluta dalla comunità riminese e dalle sue istituzioni fin dai primi anni del novecento. Abbiamo ostinatamente voluto la Provincia e l'abbiamo "portata a casa" superando enormi resistenze, perché eravamo tutti convinti che l'accorpamento alla Provincia di Forlì comprimeva le nostre potenzialità e limitava le nostre prospettive.
Non abbiamo portato a casa una targa da appiccicare sulle automobili e qualche ufficio statale utile a risparmiare fastidiosi viaggi a Forlì: abbiamo oggi la possibilità di governare con maggiore unità un territorio diversificato e ricco (con mare e collina, turismo e industria, pesca e agricoltura, livelli ancora diffusi di benessere e fasce di maggiore sofferenza sociale), abbiamo la possibilità di essere meglio rappresentati nei confronti della Regione e dello Stato, abbiamo recuperato alla nostra realtà risorse che ci hanno consentito di investire per migliorare le nostre scuole, per realizzare infrastrutture di pregio, per sostenere la nostra economia, per attivare politiche per il lavoro, per tutelare le persone più svantaggiate.
Questa è la Provincia che difendiamo: non una scatola vuota ma uno strumento utile al nostro territorio.
Una Provincia utile e aperta che vede in un'idea della partecipazione fondata sulla trasparenza e sulla propensione a rendere conto in maniera costante del proprio operato un vero e proprio principio di governo.
Una Provincia guidata dal primato del "Bene Comune" da anteporre a qualsiasi visione personalistica o legata a gruppi di pressione. Una Provincia capace di affermare una classe politica che metta al primo posto una nuova etica pubblica dove i diritti dei cittadini (a partire da quello al lavoro) sono vincoli nell'azione amministrativa e di governo. Una Provincia che affermi il merito a discapito della rendita, dell'interesse corporativo o speculativo.