Le elezioni di Giugno 2009 porteranno all’insediamento per la quarta volta del Consiglio e del Presidente della Provincia di Rimini. La breve storia dell’ente si è sviluppata in una legislatura “costituente” con la presidenza di Ermanno Vichi e due legislature che hanno visto alla presidenza Ferdinando Fabbri.
Oggi riceviamo un consuntivo molto positivo e l’eredità di una Provincia che ha conquistato autorevolezza e si è resa fondamentale nell’azione di governo di area vasta e nel dare solidità al sistema Rimini.
Questo è stato reso possibile grazie anche alla compattezza dimostrata dalla maggioranza di centrosinistra che ha sostenuto lealmente l’azione di governo e la ha arricchita apportando un contributo sempre positivo e concreto di idee e proposte.
Partiamo da qui.
Da un patrimonio di programmi, di politiche, di relazioni con la società provinciale e di collaborazione tra soggetti politici che non intendiamo disperdere e che, al contrario, ci proponiamo di re-innovare.
Si è aperta, nel Paese e sul territorio, una fase nuova che chiama tutti a risposte non banali, non convenzionali, non superficiali, non dispersive. L’Amministrazione Provinciale è direttamente chiamata in causa: le compete un ruolo propulsivo in questa fase complessa, delicata, persino sconosciuta per generazioni intere. C’è allora da costruire un modello di governo utile, flessibile, dinamico, aperto, coinvolgente, partecipato, capace di concentrare le risorse e non disperderle, trasparente in ogni suo ambito e articolazione. Riuscire ad attuarlo ha molto a che fare con la qualità di vita dei cittadini e dunque per questo va alimentato da idee e entusiasmo che devono coinvolgere gli strati più ampi della popolazione.
Il nostro è un programma di responsabilità civica, non limitato alla sola sfera politica.
Le sue coordinate lo radicano fortemente nel territorio:
Tutto questo, in definitiva, converge su un obiettivo: sui temi riguardanti il futuro società, cittadini, politica, imprese del territorio riminese devono tornare a parlare con una voce sola. La capacità amministrativa e relazionale dell’Ente Provincia deve creare le condizioni perché ciò avvenga.
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Nel dibattito pubblico riemerge ciclicamente la proposta di andare ad un superamento delle Province. Un'idea che ha un senso, ma che rimarrà acqua che scorre se non si accompagna ad un impegnativo percorso di riforma istituzionale che ridisegni l'assetto delle relazioni tra Stato, Regioni, Comuni e le altre realtà associative degli enti locali ancora esistenti (Comunità montane, Unioni dei Comuni ecc.).
Una semplificazione è necessaria perché l'insieme del nostro complicato intreccio istituzionale disperde risorse e sovrappone compiti e responsabilità. Da questo punto di vista il processo aperto, a partire dal tentativo di dare vita al cosiddetto "federalismo fiscale", può rappresentare una grande occasione ma anche un pericolo. Se prevalgono gli slogan pubblicitari invece che le riforme, il rischio è di trovarci in un dedalo
istituzionale sempre più complicato o alla vera e propria edificazione di un centralismo regionale che sostituisce quello dello Stato e del quale non se ne avverte davvero il bisogno.
E in ogni caso lo stato dell'arte è quello che vede una diminuzione drastica e progressiva dei trasferimenti e delle stesse possibilità di finanziamento autonomo da parte degli Enti locali ed un'imposizione via via più singolare di regole che minano l'autonomia di comuni e province (e che più che l'efficienza stimolano l'improvvisazione continua facendo venir meno una stabilità di norme che consenta di dare respiro pluriennale alla formulazione dei bilanci ed alle scelte di investimento).
Il nuovo Governo ha accentuato il centralismo statale ed ha reso più difficile dare risposte al cittadino al livello a lui più vicino e "verificabile": quello degli Enti locali. Tutto questo induce a non abbandonarsi al populismo, a condividere la necessità di un'ampia e razionale riforma istituzionale e, nel frattempo, a spendere con efficacia le funzioni proprie dell'Ente Provincia.
Il tema, del resto, è per noi del tutto particolare.
La Provincia di Rimini è una Provincia giovane, nata da sedici anni, ma fortemente voluta dalla comunità riminese e dalle sue istituzioni fin dai primi anni del novecento. Abbiamo ostinatamente voluto la Provincia e l'abbiamo "portata a casa" superando enormi resistenze, perché eravamo tutti convinti che l'accorpamento alla Provincia di Forlì comprimeva le nostre potenzialità e limitava le nostre prospettive.
Non abbiamo portato a casa una targa da appiccicare sulle automobili e qualche ufficio statale utile a risparmiare fastidiosi viaggi a Forlì: abbiamo oggi la possibilità di governare con maggiore unità un territorio diversificato e ricco (con mare e collina, turismo e industria, pesca e agricoltura, livelli ancora diffusi di benessere e fasce di maggiore sofferenza sociale), abbiamo la possibilità di essere meglio rappresentati nei confronti della Regione e dello Stato, abbiamo recuperato alla nostra realtà risorse che ci hanno consentito di investire per migliorare le nostre scuole, per realizzare infrastrutture di pregio, per sostenere la nostra economia, per attivare politiche per il lavoro, per tutelare le persone più svantaggiate.
Questa è la Provincia che difendiamo: non una scatola vuota ma uno strumento utile al nostro territorio.
Una Provincia utile e aperta che vede in un'idea della partecipazione fondata sulla trasparenza e sulla propensione a rendere conto in maniera costante del proprio operato un vero e proprio principio di governo.
Una Provincia guidata dal primato del "Bene Comune" da anteporre a qualsiasi visione personalistica o legata a gruppi di pressione. Una Provincia capace di affermare una classe politica che metta al primo posto una nuova etica pubblica dove i diritti dei cittadini (a partire da quello al lavoro) sono vincoli nell'azione amministrativa e di governo. Una Provincia che affermi il merito a discapito della rendita, dell'interesse corporativo o speculativo.
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I tagli effettuati dal Governo, la necessità di mantenere gli investimenti a favore delle grandi infrastrutture del territorio (l'aeroporto, i nuovi Palazzi dei Congressi, la rete scolastica ecc.), il calo strutturale di entrate tributarie che sono perlopiù legate al mercato declinante dell'automobile inducono a maggior ragione a immaginare la prossima legislatura come quella di definizione della "Nuova Provincia".
Un'istituzione ancora più essenziale ed asciutta e che superi ogni sovrapposizione con le attività di competenza dei Comuni.
Dunque una Provincia che si concentra ancora di più sulle politiche necessarie a rafforzare il "Sistema Rimini", che orienta in maniera netta le risorse disponibili e che organizza conseguentemente la propria stessa struttura organizzativa.
Ma, anche, e proprio perché assumiamo l'obiettivo necessario di una semplificazione istituzionale che consenta di mettere a frutto nell'interesse della comunità ogni euro investito, una Provincia che sostiene e promuove i processi associativi e di integrazione territoriale. L'interesse autentico delle nostre comunità ci invita ad abbandonare ogni residuato di una politica delle bandierine che finisce, talvolta, per tradursi in sprechi di risorse ed in una minore disponibilità di servizi per alcune aree territoriali.
Va in questo senso la necessità di dare reale sostanza all'Unione dei Comuni della Valconca, di accompagnare il positivo processo di integrazione di servizi perseguito dai comuni della Valmarecchia (per la quale va ribadito concretamente nei fatti e nelle azioni il fermo impegno di ricomprendere popolazioni e territori che hanno espresso nella maniera più solenne e con il voto referendario la volontà di essere nella provincia di Rimini) e di potenziare le funzioni di servizio della stessa Provincia ai piccoli comuni. Ma ancor di più, tutelando al massimo gli interessi e le specificità della nostra area, si ritiene necessario condividere le scelte di razionalizzazione promosse dalla Regione Emilia Romagna. Quelle che riguardano la sanità e l'assistenza, le Ato, il trasporto pubblico, il sistema fieristico, quello aeroportuale e così via.
Ci sostiene come esempio la scelta lungimirante di dare vita a Romagna Acque. Una decisione giusta che ha consentito di mantenere fermo il principio (che dove è stato messo in discussione sta dando esiti disastrosi sia in termini di costi che di servizio) della proprietà e gestione pubblica delle risorse idriche e che ha garantito un volume di investimenti sul miglioramento della rete idrica che ci ha permesso di reggere di fronte ad una vera e propria emergenza siccità come quella manifestatasi nel corso del 2008.
L'obiettivo per il quale intendiamo lavorare è quello di prevedere un trasferimento presso la Provincia di tutte le funzioni oggi ricoperte dalle diverse Autorità istituite in questi anni. E' questa la strada per migliorare in efficienza, semplificazione amministrativa, evitare sovrapposizioni di funzioni e produrre risparmi consistenti di risorse economiche, da investire poi a totale vantaggio della comunità
E' l'Ente Provincia la 'cabina di regia' dove definire il quadro d'insieme per la gestione delle risorse naturali strategiche.
Stiamo vivendo un periodo difficile. Così come lo sta vivendo l'Italia, l'Europa ed il mondo intero. Non ci sono isole felici di fronte ad una crisi economica che nasce dalla finanza e colpisce l'economia reale e con questa, il lavoro, le speranze, i sogni, le necessità di vita di tutti i cittadini.
Non potevamo rimanerne immuni anche se, per molti aspetti, siamo in grado di cavarcela un po' meglio rispetto a molte altre realtà.
Ci aiutano gli investimenti che abbiamo fatto nel futuro, investimenti che oggi non sarebbero più possibili, e che ci consegnano una Fiera di livello internazionale, un Aeroporto che è rinato, i Palazzi dei Congressi di Rimini e Riccione in via di decollo, un'Università che è cresciuta a ritmi superiori a tutta la Romagna.
Ci aiuta la diversificazione del nostro sistema produttivo, ci aiuta la diffusione dell'impresa fondata su piccole dimensioni che ha in sé la cultura del resistere ai tempi duri e dell'assumersi in prima persona i rischi, ci aiuta la particolare vocazione turistica della nostra riviera che ci consente di mettere in campo quella straordinaria mobilità mentale che ci ha permesso di uscire da situazioni davvero drammatiche (ce la siamo messi alle spalle, ma rimane ben impressa nella nostra memoria l'estate del 1990 con il mare Adriatico ridotto ad una distesa gelatinosa di mucillagini), ci aiuta la nostra storia e la nostra tradizione.
Eduardo De Filippo definiva la tradizione come "la vita che continua". E c'è davvero molto di vitale, in grado di continuare e incarnarsi in qualche cosa di nuovo e pulsante, nella nostra storia. Ed appartiene alla nostra tradizione la capacità di unirci nei momenti critici. Oggi ne abbiamo bisogno e sappiamo come fare.
Non possiamo consegnarci alla contabilità dei ragionieri del declino che ogni mese ci ricorderanno il numero dei disoccupati, le ore di cassa integrazione, il numero delle imprese che chiudono e quello dei lavoratori precari che non vedranno rinnovato il proprio contratto. Non possiamo farlo perché sappiamo che dietro ai numeri ci sono persone in carne ed ossa, con le loro difficoltà e i loro problemi, e noi non potremo mai considerarli numeri buoni per qualche considerazione statistica.
E noi non intendiamo lasciare solo nessuno e dobbiamo farlo muovendoci su due piani: quello della contingenza e quello del futuro. Sappiamo che per essere più competitivi e più solidi dobbiamo investire in cultura, in formazione, in infrastrutture, in servizi, in qualità ambientale.
Ma sappiamo anche che a chi non riesce ad arrivare a fine mese non possiamo limitarci a dire "stiamo lavorando per il tuo futuro". Il futuro richiede possibilità di immaginare, di coltivare con fondamento la speranza, di individuare traiettorie di vita personali e sociali migliori. Il futuro richiede che la crisi non si abbatta soprattutto su coloro che già brutalmente sono stati spinti ai margini della prassi sociale e occupazionale. In tal senso è priorità della Provincia di Rimini alimentare sistematicamente una cultura dell'uguaglianza tra i generi, i popoli e le culture e della pari opportunità: ciò non significa solo promuovere una vera e numericamente equanime valorizzazione delle capacità delle donne in ambito politico e amministrativo ma soprattutto il considerare prioritario in ogni versante del vivere quotidiano (sociale, culturale, urbanistico, economico) il sostegno all'apporto femminile attraverso strumenti quali Piano degli orari delle città, banche del tempo etc. Questo è ancora più importante in una realtà in cui le donne hanno il tasso di occupazione più basso di tutta la regione. In tal senso va valorizzata la scelta compiuta dalla Provincia di prevedere nel proprio Statuto la parità di genere nelle nomine di propria competenza negli Enti.
La fiducia nel futuro la dobbiamo fondare non su vacui slogan ottimisti ma sulla capacità di dare risposta all'oggi, alle emergenze che si manifestano.
Solo chi non si sente abbandonato a se stesso può permettersi di guardare con fiducia in avanti.
E per fare questo c'è bisogno di quel grande valore comunitario che si chiama coesione sociale.
Non stiamo lavorando per una semplice alleanza politica e programmatica, pur necessaria, che deve garantire la nascita di un governo unito e capace di dispiegare un'azione efficace. Stiamo ponendo le premesse per una nuova unità della società riminese, delle sue classi dirigenti diffuse, dei suoi diversi "portatori di responsabilità". L'impegno delle istituzioni, la capacità di governare bene ed in maniera disinteressata che caratterizza da tempo la nostra realtà, non sono sufficienti per garantire una soluzione alle esigenze di prospettiva che richiede il nostro territorio. L'area riminese per superare la crisi e guadagnarsi nuove mete di sviluppo ha bisogno di muovere attorno ai grandi obiettivi tutta la sua ricchezza: quella delle associazioni economiche e dell'imprese, quella del movimento sindacale, quella del suo preziosissimo mondo dell'associazionismo e del volontariato, quello della cultura e della ricerca, quello del credito a partire dagli istituti bancari che affondano le proprie radici storiche nell'economia locale. Ha bisogno che si rinnovi un rapporto solido e virtuoso con la Camera di Commercio, che la Fondazione Carim e il sistema bancario riminese nel suo complesso continuino lo sforzo di rinnovamento e sappiano identificarsi sempre più con l'interesse vivo di una comunità non seduta ma dinamica nelle istanze e nei bisogni.
Ha bisogno di creare il contesto sociale, culturale, economico affinché i nuovi attori, potenzialmente generatori dello sviluppo, possano trovare spazi e opportunità vere e non i muri di gomma alzati dalla deleteria cultura della conservazione e della rendita. Ha bisogno che i propri rappresentanti in regione ed in parlamento continuino pure a giocare con le magliette della propria squadra ma per trovare, quando serve,il coraggio di vestire la maglia unica della nazionale: quella riminese.
La Provincia di Rimini, assieme ai Comuni, ha messo in campo un pacchetto di risorse significativo (1 milione di euro) per sostenere in questa fase straordinaria le imprese e le famiglie in difficoltà.
Sul fronte delle imprese altrettanto ha fatto la CCIA. L'obiettivo è chiaro: garantire l'accesso al sistema creditizio alle imprese che rischiano di rimanere soffocate da difficoltà transitorie a finanziarsi e dunque favorire il mantenimento in vita dell'attività e con questa del lavoro e della possibilità per i lavoratori di potere contare sulla certezza di un reddito; garantire alle famiglie che vivono difficoltà improvvise (perdita del lavoro di uno o più componenti, malattie invalidanti o separazioni tra i coniugi) di poter contare su un prestito garantito da risorse pubbliche. Interventi straordinari (ed il più possibile coordinati, al fine di utilizzare razionalmente le risorse, agli interventi messi in atto da regione Emilia Romagna e Governo) che si aggiungono ad una rete di protezione sociale che nella nostra regione e nel nostro territorio, in questi anni, abbiamo tenacemente difeso.
Così come va resa più incisiva l'azione delle istituzioni locali in relazione sia al controllo dei prezzi al consumo (anche attraverso l'istituzione di una figura di "Mr. Prezzi" a livello provinciale che consentasi mettere in campo un'azione tempestiva di monitoraggio e informazione al cittadino) sia prevedendo iniziative strutturali che favoriscano prezzi calmierati per i mercatini dei produttori diretti.
Non è davvero nostra la cultura del centrodestra che ha predicato in lungo e in largo la privatizzazione esasperata del sociale ed una logica improntata non alla solidarietà e alla promozione sociale ma alla carità. Sussidiarietà per noi significa potere fare conto con le energie preziose di cui dispone la società, lasciargli spazio e possibilità di crescere, ma senza fare venire mai meno la possibilità del controllo pubblico sulle prestazioni erogate. E al tempo stesso crediamo che all'ente pubblico spetti un compito politico e morale ineludibile: quello di garantire a tutti le stesse prestazioni sociali e mediche a prescindere dal censo o dalla disponibilità di reddito. In questo senso è importante l'iniziativa avviata dal Comune di Rimini per la creazione di un cosiddetto "Centro a Bassa Soglia" che intendiamo sostenere attivamente.
La Provincia di Rimini, in ambito sanitario, ha compiuto notevoli passi in avanti negli ultimi dieci anni, rafforzando l'infrastrutturazione e i servizi sulla base delle esigenze della collettività. Con gli interventi progettati o in essere, la prospettiva chiara è quella di fare del territorio riminese un punto di eccellenza sul fronte delle prestazioni sanitarie, in particolar modo attraverso la specialistica (Pronto Soccorso, nuovo D.E.A.). Al miglioramento delle qualità dei servizi ha corrisposto il netto declino di quell'esodo che portava troppi cittadini in strutture sanitarie fuori dalla nostra provincia. Ora è la provincia di Rimini un polo attrattore della migliore sanità pubblica nazionale.
Di fronte alla malattia dobbiamo essere tutti uguali.
Ci sono diritti ed opportunità che non possono che essere universali. Proprio per questo deve essere chiaro e netto l'impegno dell'Ente Provincia atto a garantire che ogni cittadino, in qualunque parte del territorio risieda, abbia le medesime opportunità di accesso ai servizi sanitari. Il buon funzionamento della medicina di base e della specialistica in Emilia Romagna deve sempre più diventare applicazione concreta nella domanda quotidiana. Consideriamo imprescindibile l'erogazione capillare di prestazioni mediche di livello in ogni parte del territorio riminese. Così come avere una casa in cui vivere è uno dei diritti fondamentali delle persone da riconoscere e tutelare. Nel nostro territori, la costante crescita del prezzo degli immobili e degli affitti ha di fatto impedito a molte famiglie di accedere ad una casa ed oggi, questa situazione, è aggravata dalle difficoltà di molte famiglie a sostenere i mutui d'acquisto con il proprio reddito. L'inesistenza di un piano pubblico nazionale di edilizia residenziale e la contestuale impennata degli sfratti per morosità, rendono necessario uno sforzo straordinario degli Enti locali. Il patrimonio di edilizia pubblica nella provincia di Rimini è uno dei più modesti dell'intera regione; questo gap che ci accompagna dalla nascita della nostra Provincia, non è stato ancora colmato nonostante gli sforzi di questi anni. Occorre che la Provincia investa politicamente ed economicamente con decisione nella realizzazione di alloggi di edilizia pubblica residenziale, in locazione permanente a canone calmierato o edilizia convenzionata, privilegiando in tal caso
anche forme quali l'autocostruzione. Vanno destinate in tal senso le pur esigue risorse regionali e nazionali, chiedendo agli enti locali di agire con gli strumenti urbanistici per rendere possibile tale opportunità (nel rispetto del PTCP e dei suoi principi di recupero, riutilizzo e riuso- prima del consumo- di nuovo territorio. Per quanto riguarda l'accesso agli "alloggi popolari" si tratta di affermare la parità di accesso a tutti i residenti. Lo sviluppo di un'Agenzia provinciale per gli Affitti, come potenziamento dell'esperienza avviata in tal senso dall'Acer, rappresenta un altro strumento per calmierare il mercato e tutelare le fasce più deboli.
Nell'ambito del diritto alla salute, e più in generale alla qualità della vita, rientra pienamente la pratica sportiva. Il nostro territorio è caratterizzato dalla presenza di un ricco e articolato associazionismo sportivo che offre opportunità ampie ai cittadini. La Provincia di Rimini continuerà a promuoverne il coordinamento, a sostenere la diffusione dell'attività sportiva all'interno della formazione scolastica e a sostenere lo sviluppo dell'impiantistica. Ed è in questo spirito che continuiamo a porci non solo il problema di reggere alla crisi ma anche di tornare a ragionare in tempi brevi di sviluppo e di creazione di nuova ricchezza. E' per questo che continueremo ad investire sulle infrastrutture. Dai nuovi Palacongressi ci aspettiamo un sostegno alla nostra economia pari a quello, straordinario, garantito dalla Fiera. Un obiettivo che sarà a maggior ragione conseguibile attraverso una gestione delle strutture che eviti i rischi di una concorrenza "interna". Così come l'Aeroporto di Rimini-San Marino - che in questi anni ha portato i bilanci in pareggio,incrementato voli e viaggiatori, definito un'importante alleanza operativa con l'impresa alberghiera e portato a casa la convenzione con l'Enac che assicura nuova solidità societaria - è una condizione essenziale per garantirci la possibilità di continuare a innovare e rendere appetibile la destinazione Rimini.
Risultati che rendono ancora più urgente la definizione di un vero e proprio Sistema regionale aeroportuale che consenta di evitare di disperdere risorse attraverso forme di competizione tra gli scali della regione che, in un passato recente, hanno raggiunto dimensioni patologiche. Aldilà delle difficoltà congiunturali, il nostro turismo soffre di un problema evidente: il venire progressivamente meno della sua dimensione nternazionale e, per recuperare mercati, la presenza vitale dell'aeroporto è condizione non sufficiente ma assolutamente necessaria. Aeroporto di Rimini e San Marino, si chiama, e noi intendiamo creare le condizioni di relazione con la Repubblica di San Marino (che ora conosce, grazie all'introduzione del nuovo sistema elettorale, l'esistenza di un governo stabile ed in grado di avere sufficiente orizzonte di programmazione) per esplodere tutte le potenzialità che derivano dal rapporto con lo Stato confinante. E la Repubblica rappresenta per noi un partner con il quale intendiamo avviare rapporti di collaborazione ampi dai quali non possono che venire vantaggi reciproci.
Nel corso della prossima legislatura impegneremo le nostre forze per favorire la creazione di nuovi posti di lavoro e per garantire la stessa sicurezza e stabilità dello stesso. Daremo ulteriore impulso alla realizzazione delle tre grandi Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate di Raibano, Santarcangelo e San Clemente per le quali sono già state costituite le società di gestione, definiti gli accordi con i comuni e le associazioni economiche accelerando le procedure per l'urbanizzazione e la messa a bando delle aree.
La forza della nostra economia sta nella sua diversificazione: il turismo ed il ricco tessuto di imprese e di servizi che ne costituisce la linfa, il manifatturiero con comparti di eccellenza quali quello del tessile, delle macchine per il legno e la meccanica, l'agricoltura che va tutelata utilizzando al meglio la leva urbanistica ed incentivata a perseguire politiche di qualità e di filiera che incrementino la redditività di impresa, la pesca e, più in generale, il grande numero di piccole imprese artigiane, del commercio e dei servizi da cui discende non poca della nostra vitalità.
Non spetta al pubblico insegnare agli imprenditori il proprio mestiere ne' impartire risibili lezioni sui mercati.
Oggi ognuno deve tornare più che mai ad assolvere alla propria funzione e responsabilità. Il mestiere del pubblico è quello di mettere in campo le condizioni che consentano alle imprese di poter trovare nel proprio territorio un valore aggiunto e non un limite. Politiche urbanistiche che consentano insediamenti moderni, compatibili con l'ambiente e dotati dei migliori standard di servizio; politiche della formazione a tutti i livelli (da quella professionale all'alta formazione universitaria) che possano favorire l'incontro tra domanda e offerta; attenzione ai temi della sicurezza e della legalità economica su cui non possiamo mai pensare di avere fatto tutto quanto necessario; politiche della mobilità che rendano agevole e razionale il movimento delle persone e delle merci; lo snellimento dei percorsi burocratici della pubblica amministrazione che continuano a pesare negativamente sulla competitività delle imprese italiane.
Una particolare attenzione va posta, poi, a quel tessuto di imprese, tecnici e ricercatori che elaborano, progettano e producono facendo propri i principi della piena sostenibilità ambientale (riducendo i consumi di energie fossili, di acqua, si risorse naturali senza penalizzare i propri conti economici). Un settore che comprende l'agricoltura biologica ma anche imprese che in ogni settore produttivo hanno apportato significative modifiche ai loro processi evolvendoli verso una attenta salvaguardia ambientale. Un settore da cui può venire un utile stimolo alle imprese più tradizionali e il cui sviluppo ci aiuta riflettere sulla convenienza sociale di un'economia che aumenti progressivamente la propria capacità di ripristinare, sostenere ed espandere quella che oggi è la forma di capitale più scarsa e più preziosa: il capitale naturale.
Ancora più peculiare è il rapporto tra territorio e turismo dove, più che altrove, vi è una totale coincidenza di interessi.
La scelta di dare vita all'Agenzia di Marketing di distretto (partecipata dai comuni, dalle associazioni dei comuni, dalle associazioni di impresa, da Camera di Commercio e Fiera) rientra pienamente in questo ambito.
Migliorare e valorizzare il territorio, è la condizione per potere fare turismo. E proprio l'Agenzia di Marketing costituita dalla Provincia di Rimini rappresenta un motore prezioso delle politiche di sistema: per la capacità di dare vita a veri e propri "eventi di sistema" (la Notte Rosa, il Moto GP di San Marino e della Riviera di Rimini ecc.) che rappresentano un livello di eccellenza nella capacità di coniugare comunicazione, promozione e presenze turistiche; per il sostegno all'innovazione delle imprese turistiche; per l'avvio di significative attività di supporto all'internazionalizzazione; per la valorizzazione dell'entroterra riminese come prodotto autonomo (con progetti quali la "Signoria dei Malatesta"); per la capacità di supportare e progettare politiche di promozione e valorizzazione di specifici target di mercato (le famiglie con bambini, il turismo sportivo, il turismo di affari (in partnership con Rimini Fiera e Convention Bureau, i turismi vocazionali e così via).
In questo senso, in sintonia con la nuova legislazione regionale sul turismo, l'area della provincia di Rimini è a tutti gli effetti lo strumento al servizio del Sistema Turistico Locale. E, in ogni caso, alla vigilia di un periodo difficile la Riviera di Rimini si presenta come una realtà ancora in salute e che chiude l'anno con dati turistici assolutamente più positivi rispetto alle altre mete più importanti del turismo nazionale.
Ma nel nostro programma c'è l'imperativo di tenere assieme lo sviluppo dell'impresa e dell'imprenditorialità accanto ad una estensione del lavoro e ad una tutela della sua regolarità e sicurezza.
Va in questa direzione l'azione dei Centri per l'impiego che rappresentano una delle migliori esperienze nazionali e nel 2007 ha consentito di trovare occupazione a 6385 persone e incrementato del 58,9% i tirocini (numeri che sono tre volte superiori alla media nazionale, rilevata dal Ministero per il Lavoro).
Un servizio che intendiamo salvaguardare e qualificare ulteriormente adottando le azioni possibili in un quadro reso difficile dalle scelte del Governo (che pone limiti sempre più irragionevoli all'autonomia economica e organizzativa degli Enti locali e rende sempre più incerti i trasferimenti finanziari) e con un attenzione particolare a garantire percorsi di sostegno alle persone più svantaggiate.
Mentre, per quanto riguarda il tema della sicurezza e regolarità del lavoro va aggiornato e reso pienamente operante il "Protocollo d'intesa per la qualità, la regolarità e la sicurezza negli appalti pubblici di opere, servizi e forniture" sottoscritto nel 2003 da Provincia, Prefettura, Regione, DPL, INPS, l'INAIL, CCIAA, AUSL e da tutte le organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori. Analogo impulso si intende dare al Tavolo provinciale per il coordinamento delle attività di prevenzione e vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro, come previsto dalla legge 123/2007.
In questa prospettiva si intende incentivare da parte dei nostri Comuni l'esercizio della stessa possibilità, prevista dalla Legge Finanziaria, di partecipare al recupero fiscale collegato al coordinamento dei controlli dei diversi organi ispettivi preposti. Ma, ancor di più, ci interessa sottolineare un valore distintivo che ispirerà le nostre scelte istituzionali: non potrà mai essere nostra una cultura che sostanzialmente sostiene che in nome della crisi economica va accettata una diminuzione dei diritti e dei livelli di legalità. Non solo perché i diritti persi in condizioni di emergenza diventano difficili da recuperare ma anche perché una condizione degradata del nostro mercato del lavoro (più sommerso e meno sicurezza) e del patto fiscale che vincola i cittadini alle istituzioni (più evasione fiscale), determinerebbe una marginalità della stessa nostra realtà economica nel momento in cui si apriranno nuovi orizzonti di crescita. Accettare come normali scorciatoie che non sono normali significa accettare il declino della nostra area. Ed in questa direzione intendiamo muovere tutti gli strumenti istituzionali e culturali disponibili.
Il tema più delicato riguarda, non c'è dubbio, il tema della accessibilità e della mobilità interna alla nostra area.
Un tema che incrocia più necessità: quella di migliorare la qualità della vita dei cittadini, quello di rendere più accessibile la nostra area a chi viene da noi per turismo o per affari, quello di migliorare la qualità dell'aria che respiriamo, quello di garantire la competitività delle nostre imprese.
Sulle nostre strade è in movimento un numero di mezzi molto più elevato della media europea (circa 800 ogni 1.000 abitanti) e le statistiche ci dicono che mettiamo in campo 118 automobili ogni km di strada!
E' elevato il numero degli incidenti stradali (con 4.000 feriti e 36 morti) ed è stato calcolato che il 14% del PIL della provincia se ne va per costi indotti della mobilità.
Siamo fuori dai parametri fissati dall'Unione Europea per quanto riguarda gli "sforamenti" dai livelli accettabili di PM10.
Ed, in compenso, il trasporto pubblico viene utilizzato dall'8% dei residenti.
E' evidente come vi sia una componente che riguarda gli stili di vita e che nessuna amministrazione potrà mai correggere oltre i limiti della promozione culturale e di messa a disposizione di opportunità alternative o attraverso regolamentazioni che possono parzialmente disincentivare l'uso esclusivo dell'automobile.
Vi è però una scala importante che riguarda le scelte urbanistiche e che è stata affrontata dal PTCP che, deliberatamente, sceglie di affermare l'idea di una "città compatta" dove tutti i punti della rete urbana siano facilmente collegabili tra loro.
Più promuoviamo la dispersione insediativa, infatti, più avremo un traffico caotico e la difficoltà a sviluppare una distribuzione razionale dello stesso trasporto pubblico. La soluzione allora è, secondo le più avanzate esperienze di mobilità sostenibile, la superficie, con molte opzioni non in concorrenza tra loro e integrate: Trc, autobus, bici noleggio, car sharing.
Questa impostazione, che deve valorizzare al massimo l'uso del mezzo pubblico, deve essere al centro di un "Piano provinciale del traffico" (che governi il sistema dei trasporti e del "trasporto pubblico locale") che predisposto nel corso della nuova legislatura.
Emblematica è la scelta introdotta nell'ultima stesura del TRC di promuovere la "mobilità a pettine" dove, attorno a linee di collegamento rapido del mezzo pubblico, si prevedono più celle perpendicolari e circolari in grado di collegare rapidamente e capillarmente l'utenza con i centri nodali del territorio (e che può utilmente poggiare su scelte gestionali che attraverso l'introduzione di un unico biglietto rendano possibile l'utilizzo di più mezzi e degli stessi parcheggi di scambio). Un progetto in ui le stesse stazioni di fermata vanno realizzate in funzione di rappresentare una cerniera mare-monte in grado di innescare una significativa riqualificazione ambientale.
Anche sul tema della mobilità, bisogna assumere un concetto generale: un territorio così come una città non è un problema ma una soluzione, una risposta ai desideri e alle difficoltà delle persone, comunque un'occasione di solidarietà.
Ma non vi è dubbio che occorre investire per migliorare la mobilità. In questi anni è stato affrontato positivamente il livello che era realisticamente affrontabile con le risorse locali.
Si è così realizzato il primo stralcio della Strada di gronda, la messa in sicurezza della Marecchiese, la progettazione e il finanziamento del Ponte sul Conca, opera che dovrà essere cantierata già nei primi 100 giorni del nuovo governo provinciale, così come appare importante realizzare il collegamento definitivo tra via Roma (Rimini) e via Aosta (Riccione) per alleggerire il traffico sulla vecchia Statale 16 e sui lungomari e la nuova circonvallazione di Santa Giustina. Mentre sono rimasti in mezzo al guado i grandi interventi che sono possibili solo con il concorso di risorse nazionali.
Anni di pressioni intense stanno producendo risultati a favore di un'area che non è la periferia d'Italia ma uno dei centri più importanti del turismo europeo. Sono così sulla rampa di lancio i lavori che porteranno alla realizzazione della Terza corsia dell'autostrada.
E, soprattutto, sta maturando per la prima volta la possibilità di appaltare i lavori per la realizzazione della nuova SS16: la conferma dei fondi ANAS e di quelli della Regione ci consentono di mettere in campo un progetto ambizioso e fondamentale per dare una risposta vera ai problemi della nostra mobilità.
La scelta di prevedere appalti unici tra A 14 e nuova Statale (in un'ipotesi che colleghi Bellaria - Igea Marina e Cattolica), poi, renderà possibili sia risparmi economici che di tempi. Un intervento che va accompagnato dalle azioni necessarie a ridurre sia impatti acustici che inquinamento atmosferico.
In questo capitolo rientra anche il finanziamento per il Trasporto Rapido Costiero: un'opera che ha vissuto molte vicissitudini ed i cui fondi stanziati dal Governo ogni tanto spariscono e riappaiono come un coniglio dal cilindro del prestigiatore.
E' un intervento che qualcuno continua a considerare fantasioso ma che, al contrario, rappresenta una opportunità realistica che abbiamo da spendere per raggiungere due obiettivi:
collegare in maniera veloce ed efficiente la fascia costiera da Rimini a Cattolica, i Palacongressi e la Fiera; fare compiere un balzo decisivo alla qualità ambientale dell'intera fascia a mare che solo così possiamo immaginare pedonalizzata ed in grado di recuperare bellezza, attrattiva e servizi. Per quanto le scelte di percorso del TRC, vanno perseguiti miglioramenti che consentano di evitare (in particolar modo nel tratto che interessa Riccione) riduzioni di verde pubblico. Così come va perseguita con ostinazione la scelta effettuata nel PTCP di prevedere a Rimini una stazione capace di ospitare l'alta velocità ferroviaria.
Accanto a queste grandi scelte vi sono progetti che intendiamo continuare a sostenere: il car sharing, il trasporto a chiamata, il trasporto marittimo alla luce dei positivi risultati raggiunti dai primi collegamenti ripristinati con la costa Croata e Slovena.
Vi è poi l'esigenza che intendiamo perseguire assieme alla Regione Emilia Romagna di dare nuovo slancio al trasporto pubblico anche attraverso investimenti in mezzi e tecnologie che richiedono, come condizione, il superamento di una dimensione di scala troppo piccola come quella che oggi caratterizza la nostra Agenzia per la mobilità.
"...prevedere il consumo di nuovo territorio solo quando non sussistano alternative derivanti dalla sostituzione dei tessuti insediativi esistenti ovvero dalla loro riorganizzazione e riqualificazione".
E' la legge regionale n.20 sull'urbanistica e fissa un principio nitido che è già stato fatto proprio dal PTCP approvato nel 2008 dalla Provincia di Rimini e frutto di una lunga concertazione che ha coinvolto comuni, associazioni, cittadini.
Gli indirizzi e le scelte del PTCP chiedono alla prossima legislatura ne più ne meno che l'avvio della fase di attuazione e gestione.
Una fase importante che deve dare concretezza ai due grandi obiettivi perseguiti: dare sostanza al principio della sostenibilità ambientale e affermare il Sistema Rimini.
Il tema della sostenibilità non può essere argomento che si esaurisce nei convegni o di cui scopriamo la drammatica urgenza quando la natura ci manda qualche segnale di "ribellione". Lo stesso riconoscimento del "Protocollo di Kyoto", che vede l'Italia fortemente in ritardo nel raggiungimento degli obiettivi, va assunto come riferimento concreto per le scelte da compiere in ambito provinciale.
Vanno assunte tutte le azioni che consentano di rendere praticabile l'obiettivo del cosiddetto "20-20-20" (-20% emissioni di CO2; 20% dei consumi di energia da fonti rinnovabili; +20% di efficienza energetica).
Azioni, strumenti ed obiettivi che anno monitorati costantemente alla luce della loro applicazione e risultati raggiunti.
Abbiamo bisogno di assumere seriamente il tema della sostenibilità sia perché conviene alla economia (a partire dalla necessità impellente del nostro turismo di potere contare su una qualità ambientale e paesaggistica migliore) sia, soprattutto, perché dobbiamo garantire ai nostri cittadini la tutela della salute e della qualità della vita facendo tutto quanto serve per migliore la qualità dell'aria che respiriamo e dell'acqua, riducendo l'impermeabilizzazione del suolo, promuovendo il risparmio energetico e l'impiego di energie rinnovabili, affermando una cultura del riuso dei rifiuti urbani, valorizzando la produzione agroalimentare del nostro territorio,tutelando il paesaggio e le biodiversità.
La provincia di Rimini ha conosciuto fino ad oggi un incremento costante dei consumi energetici. A maggior ragione si intende, dunque, dare attuazione al Piano Energetico Regionale attraverso un "Piano provinciale per l'uso efficiente dell'energia e la valorizzazione delle fonti rinnovabili". Un Piano che va accompagnato da accordi di programma ed incentivi nei confronti dei Comuni i cui strumenti siano coerenti con le finalità e le azioni del risparmio e dell'efficienza energetica. In questa direzione intendiamo procedere anche attraverso la costituzione di una E.S.co. provinciale, a carattere pubblico-privato, che consenta di investire sulla ricerca tecnologica finalizzata al risparmio energetico e di favorire l'utilizzo di energie rinnovabili nel tessuto produttivo.
Analoga attenzione dobbiamo dedicare al tema dell'acqua. La recente siccità ci ha ricordato che le scelte illuminate compiute nel passato (a partire dalla gestione unica della risorsa a livello romagnolo) non ci consentono di cullarci sugli allori. Occorre continuare ad investire nella conservazione della risorsa idrica, nel miglioramento qualitativo dei sistemi acquatici e nella dotazione infrastrutturale del ciclo idrico. Occorre portare a compimento la distrettualizzazione della rete di distribuzione di tutta la Provincia di Rimini per ridurre ulteriormente le perdite della rete (pur partendo da una situazione di fatto positiva). Occorre tutelare al massimo e favorire la capacità di ricarica delle falde. Occorre promuovere la riduzione dei consumi idrici attraverso l'innovazione del sistema tariffario (che deve essere più incentivante), la diffusione di dispositivi di erogazione a basso consumo e di sistemi di accumulo e riutilizzo delle acque meteoriche per scopi non potabili. Occorre proteggere e attuare il risanamento dei corpi idrici inquinati e tutelare gli ecosistemi acquatici. Occorre investire sulle tecnologie impiantistiche più moderne ed efficienti.
E' necessario avviare fin da subito processi partecipativi sul ciclo integrato dell'acqua che coinvolgano i cittadini nelle decisioni delle istituzioni.
Va, inoltre, considerato un tema non da "anime belle" quello che riguarda la tutela della biodiversità.
Quello che è considerato il più grande entomologo vivente, Edward Wilson, ci ammonisce di come "se le attività distruttive dell'uomo continueranno al ritmo attuale, metà delle specie animali e vegetali sulla Terra scompariranno o sarà destinata all'estinzione entro la fine del secolo".
Ci ricordiamo tutti le belle pagine di Pierpaolo Pasolini che prendevano spunto dalla sparizione delle lucciole....oggi scopriamo che stanno sparendo le api e che sta diventando sempre più difficile vedere una coccinella. Il battello Daphne che tiene monitorato il nostro mare ci segnala come l'Adriatico mostri segni crescenti di "tropicalizzazione" ed appaiano pesci e alghe mai visti nelle nostre acque. No, il tema ecologico non è davvero un tema da anime belle o un lusso che in tempi difficili possiamo mettere in un angolino: trascurare la qualità ambientale significa togliere futuro alle persone ed all'economia.
E non c'è dubbio che non possiamo permetterci di consumare altro territorio. Nuove edificazioni vanno previste solo se capaci di portare un vantaggio indiscutibile alla comunità.
Le scelte dl PTCP sono coerenti con questo: riduzione dell'espansione edilizia ancora resa possibile dai prg vigenti dei comuni, tutela della fascia costiera, salvaguardia delle zone agricole, impulso consistente alle politiche di edilizia residenziale pubblica attraverso strumenti e progetti innovativi, ambientalmente rispettosi e calati in contesti urbani vivibili e ricchi di servizi, messa in rete delle infrastrutture pubbliche a partire dai poli scolastici, tutela delle colline e del paesaggio collinare, rinaturalizzazione e rispetto delle aste fluviali, salvaguardia della strade di grande percorrenza il cui tracciato non può essere continuamente interrotto da intersezioni viarie, passi privati e insediamenti commerciali.
L'affermazione del Sistema Rimini significa individuare e valorizzare i Poli funzionali nel cui contesto ricadono alcune tra le strutture portanti dell'economia di alta specializzazione che ci caratterizza: la Fiera, i Centri Congressi, l'Università, l'Aeroporto, i Centri per la logistica delle grandi aree commerciali.
Funzioni di eccellenza che rappresentano quello sviluppo di qualità da promuovere sia a favore della popolazione residente sia della popolazione temporanea e che costituiscono i veri punti di forza per l'integrazione di tutte le attività aperte ad una fruizione extralocale nel distretto provinciale integrato.
In questa logica va vista la necessità impellente di consolidare l'identità dei centri urbani, contrastare la dispersione insediativi e limitare il consumo e l'impermeabilizzazione dei suoli. Una città compatta, con dei centri chiari, una rete di servizi funzionale e organizzata e dove sia possibile una nuova qualità urbana fondata sull'equilibrio con le risorse ambientali. Parte integrante del PTCP sono, in questo contesto, il Piano Provinciale Gestione Rifiuti che prevede una discarica finalmente realizzabile ed il miglioramento delle infrastrutture per lo stoccaggio, lo smaltimento ed il riutilizzo dei rifiuti, i Piani per la localizzazione dell'emittenza televisiva, per la qualità dell'aria e delle acque, i Parchi delle attività economiche, l'assetto infrastrutturale della mobilità.
Per quanto riguarda il Piano Provinciale Gestione Rifiuti, si assume come atto importante che ha consentito alla nostra provincia di evitare incresciose situazioni di emergenza e che ha sia contenuto lo sviluppo del termovalorizzatore di Raibano che previsto al 65% l'obiettivo relativo alla raccolta differenziata. Le nuove sensibilità, anche culturali, maturate sul territorio consentono di porsi obiettivi ancora più ambiziosi e rendere meno urgente ricorrere a forme di smaltimento "invasive" e di sfruttare le stesse potenzialità rese possibili dallo sviluppo di nuove tecnologie. In questo senso il TMB (trattamento meccanico-biologico) per la selezione del rifiuto può diventare parte integrante del Piano. Vanno create le condizioni per puntare ad un'unica linea di incenerimento che possa smaltire esclusivamente il rifiuto prodotto nel nostro territorio, dopo un'attenta selezione che porti al massimo recupero della materia e mandi ad incenerimento solo il materiale di risulta. Una scelta che deve consentirci di portare al 70% la raccolta differenziata. La dismissione della terza linea è possibile: attraverso la ristrutturazione dell'impianto di separazione del rifiuto secco (AKRON), al fine di migliorarne l'efficienza e predisporlo alla separazione del rifiuto indifferenziato; il potenziamento della raccolta differenziata attraverso la stessa estensione del metodo "porta a porta"; la costruzione di un impianto di separazione dei rifiuti provenienti dallo spezzamento e la realizzazione di un impianto di produzione di energia mediante digestione anaerobica del rifiuto umido.
E' nostra la convinzione che ogni possibilità realistica consentita dall'evoluzione tecnologica che possa garantire al massimo la salute dei cittadini, vada praticata. Si esplicita, poi, la scelta di realizzare il "Paesaggio naturale e seminaturale protetto del fiume Marecchia" ai sensi della L.R. n.6/2005, come strumento di conservazione e di valorizzazione dell'asta fluviale, del SIC Torriana-Montebello e dei territori collinari limitrofi, con la funzione di corridoio ecologico e paesistico strategico di collegamento con il sistema dei siti della rete natura del Montefeltro Marchigiano e con il Parco regionale del Sasso di Simone e Simoncello.
L'impegno aggiuntivo che ci assumiamo in questa legislatura è quella di rendere operativo il Fondo provinciale di perequazione a favore dei piccoli comuni collinari, un provvedimento non solo giusto ma utile a contenere la spinta all'espansione edificatoria da parte dei comuni piccoli spinti ad inseguire i vantaggi economici immediati (e nel medio periodo illusori) che derivano dallo sviluppo dell'urbanizzazione.
La sicurezza per noi non è mai stato uno slogan da utilizzare quando fa comodo. Per molti aspetti va considerato come primo diritto: non esiste libertà per la persona, le famiglie o le imprese se non si garantisce di poter vivere in un contesto ordinato e sicuro. Legalità economica, protezione del lavoro e della sua regolarità, politiche di integrazione per i soggetti più deboli e di repressione nei confronti di chi delinque sono per noi tante facce di una stessa medaglia.
La nostra idea di sicurezza è fondata su diritti e doveri e su un'assunzione di responsabilità da parte di ognuno di noi.
In anni passati Rimini ha dovuto contrastare le insidie della criminalità organizzata spinta dall'appetibilità della costa per il reinvestimento di proventi illeciti e favorito dall'invio nella nostra area di numerosi e pericolosi personaggi quali "sorvegliati speciali".
La fermezza delle istituzioni e l'azione efficace di forze dell'ordine e magistratura è stata fondamentale per contrastare rischi che si manifestavano piuttosto concretamente ma senza la reattività e la piena collaborazione della nostra comunità quei risultati sarebbero stati più problematici.
E' la storia ad insegnarci che più le comunità sono coese, solidali e unite, meno sono corrose dall'invidia reciproca e dalla necessità di individuare un nemico e più sono sicure. E sempre la vicenda storica ci ricorda che è nei momenti di crisi che cresce la paura per il "diverso", il povero, l'immigrato.
Noi ci comporteremo in maniera lineare: massimo impegno nel diffondere opportunità a tutti e nel contrastare ogni forma di discriminazione.
Massimo impegno nel favorire la repressione di ogni forma di reato ed attività illecita.
Massimo impegno nel garantire la legalità della nostra economia, incluso il contrasto dell'abusivismo commerciale, alla contraffazione delle merci, al lavoro nero e irregolare. La legalità rappresenta l'ambito in cui è possibile costruire politiche di inclusione e affermare i diritti di cittadinanza per tutti.
In questi anni ha ben funzionato il Comitato per la sicurezza e l'ordine pubblico istituito presso la Prefettura e partecipato dai vertici delle forze dell'ordine, dal Presidente della Provincia e dal Sindaco di Rimini.
Uno strumento operativo che ha consentito di non confondere i ruoli ma di favorire un'integrazione tra l'attività di contrasto e repressione dei reati e quelle orientate alla prevenzione.
Il "Patto per la promozione di un sistema integrato di sicurezza urbana del territorio riminese" definito da Provincia, Comune di Rimini, Prefettura e Regione Emilia Romagna ed in attesa di essere siglato dal Ministero degli Interni, rappresenta un ulteriore passo in avanti. Il Patto ha come primo fondamento la L.R. 24/2003 che afferma un'idea di sicurezza come, innanzitutto, sicurezza sociale e come possibilità di godere dei diritti sociali che caratterizzano la nostra stessa Costituzione.
Il patto prevede, in particolare, la costituzione di un "Gruppo di lavoro Sicurezza" composto da Prefettura, Provincia di Rimini, Comune di Rimini, Questura, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza (integrato da un rappresentante del Comune eventualmente interessato da criticità o interventi programmati) che assume un compito "istruttorio" su alcuni temi fondamentali che possono vedere una azione congiunta tra Forze dell'ordine e Polizia locale.
L'accordo rende più agevole la collaborazione tra Forze di polizia e Polizia municipale (nel rispetto delle reciproche competenze o ruoli o attribuzioni conferiti dalla legge), favorendo un migliore controllo del territorio ed una maggiore capillarità di presenza e tempestività di intervento; un esame attento delle segnalazioni dei cittadini relative al degrado urbano al fine di migliorare la programmazione degli interventi; l'individuazione delle zone in cui potenziare la videosorveglianza.
Prevede, poi, un impegno del Prefetto a garantire un monitoraggio costante del "Piano coordinato di controllo del territorio" che consenta di tenere conto dell'andamento della criminalità e dei reati che destano maggiore allarme sociale, nonché a valutare l'attualità della distribuzione dei presidi e l'eventuale rimodulazione al fine di migliorare il controllo del territorio e recuperare il più possibile unità da destinare ai servizi esterni.
Così come riteniamo che vadano utilizzati gli strumenti previsti dalla legge regionale n.24/2003 che consentono di includere attivamente la comunità nell'attività di "promozione dell'educazione alla convivenza e rispetto della legalità, di mediazione dei conflitti e dialogo tra le persone e l'inclusione sociale" attraverso l'apporto di volontariato di cittadini che ne posseggano i requisiti. Rimangono aperte questioni non di poco conto che riguardano l'adeguatezza degli organici delle forze di polizia nella nostra area.
Ogni anno si ripete la triste litania per rivendicare l'arrivo in tempo utile e con numeri accettabili dei cosiddetti rinforzi estivi.
Le scelte del Governo di tagliare risorse e organici delle forze dell'ordine non aiutano.
Ma quello che è certo è che un'area complessa come quella riminese e di interesse oggettivo per la stessa economia nazionale, reclama a buon diritto un rafforzamento della dotazione organica ordinaria delle forze di polizia ed una logica dei rinforzi stagionale che rimane essenziale per garantire l'efficacia operativa dei presidi estivi di Bellaria Igea Marina e Riccione.
Così come va trovata una soluzione rapida e definitiva alla realizzazione della nuova sede della Questura di Rimini attuando gli impegni sottoscritti con il Ministero nel 1998.
La conoscenza, per noi, rappresenta sia un valore "strumentale" che un valore autonomo. Un territorio capace di sviluppare ricerca, nelle imprese e negli istituti vocati all'alta formazione, è indiscutibilmente un territorio più competitivo.
E allo stesso modo per un lavoratore o per chi è in cerca di occupazione un livello di formazione ben indirizzato rappresenta uno strumento prezioso per poter guardare con fiducia al proprio futuro.
In questo senso è robusta l'iniziativa in campo della Provincia: in quanto socio di Unirimini (ed in questo contesto impegnata a stringere il più possibile la rete delle relazioni dell'Università con il territorio e a favorirne il radicamento), in quanto titolare delle competenze in materia di formazione, in quanto soggetto rilevante sul versante della scuola secondaria superiore (a partire dal sostegno all'autonomia scolastica).
Per quanto riguarda la formazione si ricordano i corsi finanziati dal Fondo Sociale Europeo e rientranti nella programmazione regionale e consentono di fornire risposte lungo tre assi: quello dell'Adattabilità che sviluppa sistemi di formazione continua utili a sostenere il lavoro nei contesti di cambiamento, quello dell'Occupabilità orientato ai non occupati e all'attuazione di politiche del lavoro attive, quello dell'Inclusione Sociale dedicato ai percorsi di integrazione lavorativa dei soggetti svantaggiati.
E, più in generale, va considerata importante l'integrazione tra scuola, lavoro e formazione che consente di ottimizzare strumenti e risorse e garantire il massimo dell'efficacia a temi quali quello dell'obbligo formativo che realizza percorsi integrati tra scuola e lavoro.
Lo stesso Centro Pedagogico facilita una utile armonizzazione della programmazione territoriale dell'offerta formativa ed educativa, nonché dell'organizzazione della rete scolastica.
E dalla prossima legislatura possiamo dare sviluppo concreto al progetto messo in campo dalla Regione Emilia Romagna e che porterà ad istituire nella nostra provincia un Tecnopolo collocato nell'area dell'ex macello si Rimini.
Il progetto è orientato a tre obiettivi; sostenere la "domanda di ricerca" e i progetti di innovazione delle imprese; promuovere l' "offerta di ricerca" da parte di università e di enti di ricerca; sostenere la creazione di nuove imprese derivanti dall'impiego dei risultati della ricerca. Nasce così (sull'onda di un'esperienza di successo sviluppata in Francia) un programma che da nuova linfa ai distretti industriali, li rende più competitivi contribuendo a recuperare il drammatico gap che il nostro Paese segna sul versante della ricerca, mette a sistema enti locali,università, enti di ricerca nazionali ed imprese, consente di attivare oltre 300 contratti pluriennali per giovani ricercatori, da vita a fare e proprie piattaforme tecnologiche aperte alle imprese.
Il Tecnopolo di Rimini sarà insediato sul sistema moda e sul ciclo industriale dei rifiuti consentendoci, in particolare,di sostenere un comparto di assoluto rilevo per la nostra area e di esplodere le potenzialità del rapporto tra il settore moda e quello turistico.
In tal senso è pienamente avviato il rapporto operativo con l'Università ed, in particolare, con le Facoltà di Moda e Chimica.
E' nostra intenzione compiere tutte le scelte utili ad una diffusione della cultura e della ricerca scientifica sul territorio, primo presupposto per lo sviluppo e l'innovazione del nostro sistema economico.
Partiamo da una convinzione netta: il domani sarà buono solo per le realtà che avranno investito in innovazione, sapere e ricerca.
Lo stesso Governatore di Bankitalia ci ricorda che "in Italia sono presenti forze rigogliose che sviluppano il genio dell'invenzione sotto la spinta del rischio. Chiunque abbia o possa avere responsabilità di comando, nella sfera pubblica e nella sfera privata, può creare lo spazio intelligentemente ordinato, perché queste forze possano agire. Con l'urgenza, la determinazione, la serietà che la situazione richiede".
La provincia di Rimini è da sempre terra ricca di talenti, inventiva e coraggio.
E la responsabilità pubblica intendiamo assolverla nella direzione indicata da Draghi: un ambito da cui promuovere, fare emergere e dare spazio a quei talenti che possono aiutarci a guardare al domani con più serenità.
Ma vi è un'altra dimensione della conoscenza che intendiamo valorizzare al massimo delle possibilità.
E' quella conoscenza libera, non finalizzata alle proprie prospettive professionali o alla propria attività lavorativa, e che però aiuta ad essere persone libere e consapevoli.
La cultura come valore personale, che ci fa crescere intellettualmente e moralmente, che ci fornisce strumenti più ricchi di relazione con gli altri e con l'ambiente in cui viviamo, che ci aiuta a riconoscere il bello e ad aspirare ad una vita più ricca, per se e per gli altri. Su questo versante l'Ente Provincia di Rimini intende assumere e dare chiari indirizzi affinché il valore della cultura diventi sempre più leva di una nuova responsabilità civica. La Provincia di Rimini farà questo attraverso il sostegno alla realizzazione dell'infrastrutturazione culturale (es. Parco Archeologico di Verucchio) e dando impulso a progetti capaci di mettere in rete le migliori e più avanzate esperienze culturali in ambito locale, coinvolgendo gli stessi soggetti privati (associazioni, compagnie, singoli artisti) in modo che diventino occasioni di crescita per la comunità, opportunità di sviluppo e ricchezza per il territorio e creazione di nuove professionalità. Pensiamo, a titolo esemplificativo, a un ancor più stretto collegamento tra la nuova 'filosofia' di Santarcangelo dei Teatri e progetti quali Argo Navis.
Tra le competenze della Provincia vi è quella di organizzare la rete dei beni culturali: biblioteche e musei.
Ed oggi è pienamente attivo il Sistema Bibliotecario della Provincia di Rimini, composto dalle biblioteche pubbliche e private aderenti alla Rete Bibliotecaria di Romagna (polo locale del Servizio Bibliotecario Nazionale) che ha garantito una catalogazione secondo procedure condivise e, conseguentemente, la possibilità di consultare anche attraverso il proprio pc un ampio catalogo di documenti condivisi.
Analogamente è stato istituito il Sistema dei Musei provinciale con lo scopo di valorizzare e rendere il più possibile accessibili i luoghi in cui viene custodita la nostra memoria.
La Provincia di Rimini ha costituito già le migliori premesse affinché il nostro sistema, pubblico e privato, possa cogliere tutte le opportunità che derivano dal rapporto con la Comunità Europea. Ad oggi sono 20 i progetti finanziati, sono in corso d'opera Partenariati con 23 nazioni (16 delle quali dell'Unione Europea), più di 70 Partner stranieri (quasi 40 dell'area non UE) e circa 60 italiani. I contatti con alcune realtà si sono rafforzati nel tempo capitalizzando i risultati di azioni precedenti in nuove progettualità. L'ammontare complessivo dei budget dei progetti è stato di circa 21 milioni di euro, l'ammontare di budget per la Provincia di Rimini di € 4.200.000. Un'attività che fa della Provincia di Rimini un'eccellenza nazionale e che ha consentito di sviluppare progetti nell'ambito di cultura, ambiente, turismo, sostenibilità, mercato del lavoro, sociale e di condividere esperienze pilota ed innovative apprezzate da altri Paesi. Obiettivo del prossimo mandato è quello di trasferire pienamente un know how, frutto di anni di impegno e dell'acquisizione del patrimonio di professionalità e di relazioni necessario a muoversi con efficacia in un contesto così impegnativo, il più possibile in profondità nel nostro sistema territoriale. Si tratta, in particolare, di consentire alla nostra economia ed alle imprese di cogliere opportunità che richiedono conoscenze e specialismi difficilmente disponibili al livello del singolo soggetto. In questo senso intendiamo formalizzare in tempi rapidissimi la costituzione di un Ufficio Politiche Comunitarie che muovendo dal patrimonio acquisito unifichi le risorse finanziarie e professionali con la Camera di Commercio di Rimini e con i principali comuni dell'area provinciale. Anche qui si tratta di utilizzare le eccellenze, non disperdere le risorse e raggiungere obiettivi di interesse per tutta la nostra comunità.